PESCARA - Altri tempi. Quelli con i guantoni, i manifesti sei per tre, gli slogan belli tosti. "Disposto a battermi" prometteva Lorenzo Sospiri ai tempi delle amministrative del 2008 dai muri pescaresi tappezzati per la campagna elettorale, e in effetti un bel po' di gente alla fine l'ha messa al tappeto. Quella che figuriamoci, lui è il nipote d'arte, che nè arte nè parte, che troppo arrogante troppo ringhioso: gliene dicevano di tutti i colori al giovane nipote di Nino Sospiri. Poi le alleanze, la diplomazia, i silenzi, la pazienza: Sospirino si rimbocca le maniche e adotta l'understatement, si conquista il seggio alla Regione e si mette alla prova senza paura al Comune di Pescara, ricucendo rapporti e tessendo alleanze. E oggi che c'è un posto vacante nella mappa del potere pidiellino, che Pescara ha fatto strage del centrosinistra senza però far emergere nessun vero leader, lui continua a tessere.
I potenti del Pdl l'Abruzzo se lo sono diviso a fette, il patto è al momento chiaro e improntato alla lealtà: Di Stefano a Chieti, Piccone all'Aquila, Tancredi a Teramo, solo Pescara è terra di nessuno perchè nessun leader ha la statura giusta. Per questo Di Stefano lavora, si lega al Magnifico Cuccurullo e allunga l'orbita sulla costa in una strategia metropolitana mai tentata prima in politica. Ma fa comodo a qualcuno che Pescara resti così com'è in balia delle onde per almeno quattro anni. Fa comodo per esempio a Roberto Petri, l'avvocato-segretario del ministro La Russa, che ha piazzato la sorella Alessandra alla Regione con un ruolo di consigliere-segretario e che in passato ha provato a piazzare propri uomini nei posti chiave della sanità senza però riuscirci. E' il politico-invisibile più potente dell'ex An. Che però tra quattro anni, alla fine del governo Berlusconi potrebbe ambire a tornare in Abruzzo per guidare il partito, insidiando la leadership aennina proprio a Di Stefano. Lorenzo Sospiri è uno dei suoi, in grado di tenere calda la piazza ma troppo giovane per scippargliela. Uno che sa che per fare strada deve continuare a nuotare sott'acqua: fa sfoggio di umiltà e dice che no, non potrà mai rimpiazzare il vicepresidente Castiglione, «che riveste con merito e al pari del presidente Pagano importanti ruoli istituzionali, mentre io sono un consigliere che ha ancora molto da imparare». Tra i suoi compiti quello di garantire la compattezza del Pdl a Pescara: il sindaco e il presidente della Provincia secondo Sospiri «sono due leader che stanno ponendo le basi per una lunga, qualificata e duratura classe dirigente pescarese di cui mi onoro di essere in parte artefice. Non corrisponde al vero che io debba bilanciare l'influenza della famiglia Petri nè del ministro La Russa dei quali mi onoro di essere amico. Così come mi onoro di godere dell'amicizia del senatore Di Stefano, al quale riconosco certamente una innegabile leadership». Baci e abbracci a tutti. Peccato però che dell'aspirante leader Luigi Albore Mascia, Sospiri non ricordi neppure il nome: infatti nel comunicato lo chiama, e per ben due volte, "Arbore" con la erre, confondendolo evidentemente col più noto Renzo (Arbore).