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Data: 03/10/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Crisi, undicimila lavoratori a casa. Allarme della Cgil, in un anno la cassa integrazione è quintuplicata

Il sindacato chiede contromisure urgenti per salvare le imprese e i posti di lavoro in provincia

TERAMO. Teramo, una provincia che si sta spegnendo. Giampaolo Di Odoardo, segretario generale della Cgil teramana, cita cifre e percentuali per dare un quadro di quel che sta accadendo al sistema produttivo provinciale. Un quadro a tinte fosche.
«Non c'è traccia in tutta la storia della provincia di Teramo di situazioni di crisi come quella che stiamo vivendo», esordisce preoccupato il sindacalista.
I DATI. D'altronde, cita Di Odoardo, ormai le aziende che non hanno fatto ricorso ad ammortizzatori sociali o a riduzioni di personale sono veramente poche. Su 2.193 industrie sono solo 918, mentre sono 1.321 quelle finora immuni su 3.508 aziende artigianali e 1.046 su 4.342 imprese commerciali. Attualmente ci sono 4.378 lavoratori in cassa integrazione e 2.011 in mobilità e 4.717 in disoccupazione speciale. In totale 11.106 lavoratori, a cui, secondo la Cgil, vanno aggiunti altri 15.278 i cui posti sono a rischio.
La situazione è precipitata nel 2009. Se alla fine dell'anno scorso, secondo i dati dell'Inps, i lavoratori in cassa integrazione e mobilità erano 4.350, a fine agosto 2009 sono raddoppiati: 9.569. E solo nel mese di settembre, appena concluso, sono stati 1.537 i lavoratori che hanno usufruito di cassa integrazione, mobilità e disoccupazioni speciali non agricole. I settori che subiscono più i contraccolpi della crisi sono il tessile e il meccanico seguiti, a distanza, dall'alimentare.
PIU' POVERI. Di Odoardo ricorda che vivere con 750 euro al mese, a tanto ammonta la cassa integrazione, è molto difficile. Non a caso, ribadisce il segretario della Cgil, «le famiglie sotto la soglia di povertà sono 12 su 100 mentre quelle ai limiti sono 17 su 100». E possono dichiararsi fortunati coloro che l'indennità riescono a percepirla. La maggior parte deve attendere 2 o 3 mesi - in alcuni casi anche di più - perchè vengano completate le pratiche per liquidare l'indennità. «E nel frattempo come vivono le persone?», si chiede Di Odoardo, «per questo serve un accordo con le banche, che possono anticipare le somme, tanto sono sicure che poi le riavranno. Le banche sarebbero anche disponibili, ma ci vuole un'istituzione che prenda l'iniziativa». E' un esperimento attuato con successo in altre realtà.
CHE COSA FARE. Il sindacalista chiede che si prendano contromisure urgenti per tutelare il patrimonio di aziende in provincia. Non si può aspettare oltre, osserva, d'altronde è incontrovertibile che in un anno - dall'agosto 2008 all'agosto 2009 - le ore di cassa integrazione siano più che quintuplicate. «Ci vuole un tavolo istituzionale con Provincia, Regione, forze sociali e imprenditoriali: ognuno mette sul piatto le proprie proposte. Ci chiediamo poi che fine abbia fatto l'accordo di programma per la Vibrata-Tronto: ci vuole un incontro per avviarlo, quei soldi vanno spesi subito. Ci sono altre realtà che si stanno muovendo e che arriveranno alla ripresa prima di noi». Di Odoardo chiede anche che fine abbiamo fatto il distretto agroalimentare e quello industriale. E chiede che il governo prolunghi l'utilizzo della Cig: 52 settimane in due anni è troppo poco, viste le dimensioni della crisi. «Non sappiamo se le nostre proposte siano le migliori, ma allo stato sembrano le uniche», polemizza, «mentre ci dovrebbe essere una mobilitazione per difendere il nostro sistema produttivo. Non possiamo sostituire le fabbriche con i supermercati».

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