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Pescara, 26/04/2026
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Data: 04/10/2009
Testata giornalistica: Il Centro
E' il conflitto d'interessi del premier il vero problema di Gianfranco Pasquino

Il duopolio televisivo fortemente squilibrato verso il privato

La domanda se ci sia oppure no «libertà di stampa» in Italia è chiaramente malposta. Altrettanto mal formulata è la risposta che si limita a sostenere che la libertà di stampa è minacciata da Berlusconi oppure che, proprio perché sono i giornali di opposizione a sollevare il problema, automaticamente danno la prova che la libertà di stampa esiste, eccome.
Invece, qualsiasi risposta convincente dovrebbe essere più complessa e articolata. Anzitutto, potremmo guardare ai dati, non spesso presi in considerazione né dalla destra né dalla sinistra. L'autorevole organizzazione Freedom House valuta da decenni la situazione dei diritti e delle libertà in tutti i paesi nei quali può raccogliere informazioni in maniera soddisfacente. Non soltanto l'Italia degli ultimi 3-4 anni viene qualificata, quanto alla libertà di stampa, solo «parzialmente libera», ma nella classifica occupa il 43º posto (ai primi i paesi in cui c'è maggiore libertà). A questo punto, la risposta appare chiara: la stampa italiana è piuttosto poco libera.
Nella libertà di stampa, Freedom House include anche tutta l'informazione che passa per i mezzi radio-televisivi. Se ci fermiamo a quotidiani e settimanali, ne esiste una grande varietà e che troviamo anche una non banale competizione. Qualora valutassimo, lo si può fare, la qualità con riferimento alla credibilità e varietà delle fonti e all'imparzialità dei resoconti, sappiamo tutti, a cominciare dagli stessi giornalisti, che c'è molto da desiderare e da migliorare. Purtroppo, sulla stampa quotidiana e settimanale incombe in maniera decisamente negativa l'assetto del sistema televisivo italiano. Il duopolio «pubblico-privato», gravemente squilibrato a favore del privato che sta nella mani di chi occupa la più alta carica pubblica di governo, prosciuga i fondi che la pubblicità potrebbe dare alla stampa rendendola più autonoma, quindi più capace di inchiesta e più credibile.
Organizzatori e partecipanti alla manifestazione per la libertà di stampa sono quasi certamente consapevoli di questo complesso di problemi. Sarebbe sbagliato pensare e agire come se in Italia non esistesse libera stampa. Sarebbe ancora più sbagliato lasciare pensare ai cittadini che il capo del governo è in grado di imbavagliare la stampa. È giusto, invece, continuare a denunciare l'esistenza di un monumentale conflitto di interessi che riguarda Berlusconi, capo del governo e proprietario, fra l'altro, di Mediaset. Se le tv prosciugano gli investimenti pubblicitari, alcuni quotidiani e settimanali rischiano di morire senza bisogno che il premier e i suoi zelanti collaboratori intervengano.
E' davvero paradossale che i sedicenti liberali alla guida del paese convivano placidamente con il conflitto di interessi e con il possibile soffocamento della stampa, e sfruttino questa situazione. Difendere la libertà di stampa, agire per mantenere il pluralismo delle fonti di informazione e per ottenere una più equilibrata ripartizione degli introiti pubblicitari è la sola vera politica liberale.

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