Il duopolio televisivo fortemente squilibrato verso il privato
La domanda se ci sia oppure no «libertà di stampa» in Italia è chiaramente malposta. Altrettanto mal formulata è la risposta che si limita a sostenere che la libertà di stampa è minacciata da Berlusconi oppure che, proprio perché sono i giornali di opposizione a sollevare il problema, automaticamente danno la prova che la libertà di stampa esiste, eccome.
Invece, qualsiasi risposta convincente dovrebbe essere più complessa e articolata. Anzitutto, potremmo guardare ai dati, non spesso presi in considerazione né dalla destra né dalla sinistra. L'autorevole organizzazione Freedom House valuta da decenni la situazione dei diritti e delle libertà in tutti i paesi nei quali può raccogliere informazioni in maniera soddisfacente. Non soltanto l'Italia degli ultimi 3-4 anni viene qualificata, quanto alla libertà di stampa, solo «parzialmente libera», ma nella classifica occupa il 43º posto (ai primi i paesi in cui c'è maggiore libertà). A questo punto, la risposta appare chiara: la stampa italiana è piuttosto poco libera.
Nella libertà di stampa, Freedom House include anche tutta l'informazione che passa per i mezzi radio-televisivi. Se ci fermiamo a quotidiani e settimanali, ne esiste una grande varietà e che troviamo anche una non banale competizione. Qualora valutassimo, lo si può fare, la qualità con riferimento alla credibilità e varietà delle fonti e all'imparzialità dei resoconti, sappiamo tutti, a cominciare dagli stessi giornalisti, che c'è molto da desiderare e da migliorare. Purtroppo, sulla stampa quotidiana e settimanale incombe in maniera decisamente negativa l'assetto del sistema televisivo italiano. Il duopolio «pubblico-privato», gravemente squilibrato a favore del privato che sta nella mani di chi occupa la più alta carica pubblica di governo, prosciuga i fondi che la pubblicità potrebbe dare alla stampa rendendola più autonoma, quindi più capace di inchiesta e più credibile.
Organizzatori e partecipanti alla manifestazione per la libertà di stampa sono quasi certamente consapevoli di questo complesso di problemi. Sarebbe sbagliato pensare e agire come se in Italia non esistesse libera stampa. Sarebbe ancora più sbagliato lasciare pensare ai cittadini che il capo del governo è in grado di imbavagliare la stampa. È giusto, invece, continuare a denunciare l'esistenza di un monumentale conflitto di interessi che riguarda Berlusconi, capo del governo e proprietario, fra l'altro, di Mediaset. Se le tv prosciugano gli investimenti pubblicitari, alcuni quotidiani e settimanali rischiano di morire senza bisogno che il premier e i suoi zelanti collaboratori intervengano.
E' davvero paradossale che i sedicenti liberali alla guida del paese convivano placidamente con il conflitto di interessi e con il possibile soffocamento della stampa, e sfruttino questa situazione. Difendere la libertà di stampa, agire per mantenere il pluralismo delle fonti di informazione e per ottenere una più equilibrata ripartizione degli introiti pubblicitari è la sola vera politica liberale.