Ricordate i Giochi del Mediterraneo? Appena tre mesi fa. Sembrano anni. Che cosa è rimasto oltre ...
Ricordate i Giochi del Mediterraneo? Appena tre mesi fa. Sembrano anni. Che cosa è rimasto oltre le bandiere ingiallite dimenticate sui pali della luce? Quell'atmosfera frizzante e cosmopolita ha ceduto il passo all'autunno. Non solo in senso meteorologico. Poteva essere un inizio. Sembra già passato. Per Pescara un'occasione persa.
Il capoluogo adriatico cerca faticosamente un'identità smarrita. Metropoli piccola, così gli urbanisti definiscono territori simili all'area pescarese-chietina; sembra un ossimoro, una contraddizione in termini. Eppure Pescara ha i vantaggi sia della città piccola che della metropoli. Ma anche gli svantaggi. Processi da governare; ma prima ancora da capire.
Mentre L'Aquila, il capoluogo storico, vive il dramma del terremoto, la città più grande dell'Abruzzo a maggior ragione ha bisogno di ridefinire ruolo, funzioni e identità. Non è questione di campanili. Tutt'altro. La catastrofe naturale, sociale, economica prodotta dal sisma ci obbliga a ragionare in funzione di una «città-regione», unico corpo che sfrutti al meglio le proprie potenzialità.
Pescara è ferma nella sua progettualità. Sarebbe ingeneroso dare la colpa all'attuale sindaco, Luigi Albore Mascia, e alla sua giunta. E' vero però che da quando si è insediata questa amministrazione, ormai quattro mesi fa, non ha ancora prodotto un atto politico significativo in direzione dello sviluppo strategico. Ed è carente persino sull'ordinaria amministrazione (traffico, pulizia e manutenzione delle strade, lotta al caos notturno).
E' singolare che l'unico ad aver prodotto un testo importante sulle città vivibili sia stato l'arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte (pubblicato sul «Centro» il 20 settembre). Pensiero ignorato dalla stragrande maggioranza degli amministratori pubblici, come spesso accade quando dalla Chiesa cattolica giungono stimoli imbarazzanti rispetto alle pratiche quotidiane delle classi dirigenti.
Dove va Pescara, dunque? In luglio questo giornale ha interpellato venti personalità raccogliendo altrettante proposte, valide non per un singolo campanile ma per l'intera comunità regionale. Proviamo a ridiscuterne? Così come siamo, non possiamo consentire il sonno della ragione. E neppure la pigrizia di chi ci governa.