Iscriviti OnLine
 

Pescara, 26/04/2026
Visitatore n. 753.464



Data: 04/10/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: preparano nuove calunnie su di me. Il Cavaliere ostenta indifferenza: troppo pochi per rappresentare l'opposizione

ROMA - «Altro che libertà d'informazione, qui da noi c'è libertà di calunnia. Basta consultare la rassegna stampa degli ultimi dieci anni! E poi fanno una manifestazione per due querele? In realtà tutto ciò serve a giustificare l'arrivo di altro fango e pettegolezzi». Ieri giornata di riposo e di sonno per Silvio Berlusconi che, chiuso nella sua villa di Arcore, ha rimesso insieme le forze in vista di un'altra settimana non facile, che comincerà oggi con la visita alle zone del messinese investite dalla frana. Informato sui numeri di piazza del Popolo, e ridotti a «40-50 mila al massimo», il presidente del Consiglio ha liquidato la piazza con un'alzata di spalla, anche perché buona parte degli slogan e degli striscioni lo riguardavano direttamente. I numeri dei manifestanti però lo hanno confortato, perché di fatto considera quella di ieri come la prova generale di una manifestazione contro il governo che l'opposizione, grazie al sindacato, potrebbe organizzare subito dopo il congresso del Pd.
In effetti tra slogan e striscioni, il Cavaliere è stato il vero protagonista della piazza e il ruolo di governo, confuso con quello di editore, è stato alla fine il motivo che ha permesso agli organizzatori di fare il pienone. Ovviamente l'assenza in piazza di Cisl e Uil e di altre componenti del mondo dell'informazione, è la dimostrazione per il Cavaliere che non tutto il mondo dell'informazione sta dall'altra parte.
Comunque sia, Berlusconi consiglia a tutti i suoi prudenza nelle dichiarazioni, in quanto continua a pensare che sia un errore trasformare le icone politico-televisive della sinistra in martiri. A sinistra non solo c'è un certo andirivieni tra piccolo schermo e seggi parlamentari, ma Santoro, la Dandini, Saviano e Travaglio ieri in piazza hanno surclassato in applausi i tradizionali leader della sinistra.
Per Berlusconi non ha quindi senso manifestare contro la libertà di stampa in Italia «per due querele che ho fatto a Repubblica e all'Unità». Anche per Augusto Minzolini, direttore del Tg1, «è incomprensibile la manifestazione e - ha spiegato ieri nell'edizione serale del Tg1 - la difesa corporativa non fa bene all'autorevolezza dei media». Fatto sta che a Berlusconi la piazza di ieri preoccupa solo in quanto contribuisce a creare un clima in vista della sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano.
Non solo. Nello stretto entourage del Cavaliere c'è la convinzione che la manifestazione sia servita a preparare il terreno ad una nuovo ondata di rilevazioni sulle note vicende private del premier. Il successo di "Annozero" ha infatti nuovamente allargato le maglie del segreto istruttorio e ieri su più di un giornale si raccontava di possibili nuove rivelazioni sugli incontri del premier con la D'Addario, a colpi di nastri e video. Tutto ciò non fa che aumentare la tensione che da mesi si sta caricando sul governo. Ieri a farne le spese è stato di nuovo il sottosegretario Gianni Letta che per qualcuno grazie alla delega sui servizi segreti, avrebbe dovuto essere a suo tempo in possesso delle informazioni per evitare che il premier cadesse in quello che si considera «un immenso trappolone». Dove le arti di belle donne sono state usate come nella più sgangherata spy-story.
Berlusconi da tempo si considera «un uomo solo» e non ne fa mistero. Intorno a sé i suoi più stretti e tradizionali collaboratori hanno fatto il vuoto e si guardano con crescente sospetto. Ieri a farne le spese è stato Letta, ma nel tritacarne del difficile rapporto con il premier c'è da tempo anche Giulio Tremonti. Tra sottosegretario e ministro dell'Economia i rapporti non sono splendidi e i ripetuti attacchi alle banche (comprese quelle che hanno permesso il salvataggio di Alitalia), non sono passati inosservati. Inoltre il passaggio a palazzo Chigi della gestione dei fondi derivanti dallo scudo fiscale, non è bastata a frenare il nervosismo dei ministri a corto di soldi. Come il ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo che, dopo la frana a Messina, ha chiesto al Cavaliere di essere messa in condizione di fare il proprio lavoro.
Per ora il Cavaliere ha difeso il rigore del suo ministro dell'Economia anche in occasione dell'ormai famoso vertice a casa Letta con Gianfranco Fini nel quale il presidente della Camera è tornato a lamentarsi del titolare di via XX Settembre per il suo rapporto esclusivo con la Lega.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it