Cicchitto: leader della sinistra è De Benedetti Brunetta: via i soldi agli editori
ROMA. Una grande manifestazione, magari in dicembre come «il milione» del 2006, per rispondere ai 300mila di piazza del Popolo, «all'attacco concentrico» contro Silvio Berlusconi. A lanciare l'idea di portare il Popolo della Libertà in piazza sono Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello. La proposta è subito accolta da La Russa e Bocchino, ex An.
Cicchitto denuncia «attacchi della sinistra», dietro ai quali ci sarebbero «precisi settori politici e finanziari», a cominciare da Carlo De Benedetti, il «vero leader della sinistra» e allude al caso D'Addario, alle inchieste siciliane ed alla sentenza sul Lodo Mondadori. Ma anche alla grande, ironica e festosa manifestazione di piazza del Popolo, sabato, in nome della libertà di stampa. Un successo, ben oltre le aspettative, per la Federazione nazionale della stampa che, solitamente, fatica a far capire i problemi dei giornalisti. E stavolta invece è stata travolta da decine di migliaia di persone che, ironizzando sulle battute arroganti del premier, hanno portato cartelli fatti in casa e stimolato i giornalisti a lottare per essere liberi, sconfiggendo in primo luogo l'autocensura. La festa di Piazza del Popolo ha molto irritato il centrodestra che ben sa come l'opposizione, se anche lo volesse, non potrebbe obbligare le famiglie il sabato pomeriggio a radunarsi in piazza. Il Giornale e Libero hanno dedicato paginate alla manifestazione per smontarne il successo.
Il ministro Renato Brunetta ha reagito attaccando giornalisti ed editori «impuri», minacciando di chiudere «il rubinetto» dei finanziamenti pubblici a chi attacca il governo. «Stop al bailamme moralistico delle opposizioni contro lo scudo fiscale del governo» ha urlato e ha mandato a dire a Michele Santoro che non parteciperà mai alla sua trasmissione «fino a quando ci sarà quel vignettista razzista».
Ma per Cicchitto, l'obiettivo di tutto quanto sta accadendo è di «manipolare con manovre di palazzo la vittoria elettorale del 2008». Da qui l'idea di rispondere alla piazza che chiede libertà di stampa con un'altra piazza che applauda Berlusconi il 2 o il 5 dicembre. «Io la farei a prescindere» dagli attacchi contro il Cavaliere, afferma il ministro Ignazio La Russa, «perchè c'è sempre un buon motivo per scendere in piazza» in difesa di un «governo che sta lavorando così bene». Per la Lega, il ministro Calderoli minaccia un ritorno al voto «se gli attacchi contro il premier dovessero continuare». Parole che l'opposizione legge come un segno di debolezza. Lorenzo Cesa, Udc: «campana a morto» la maggioranza che ricorre alla piazza.
Il caso Tg1. «Mai stati schierati, il Tg1 è di tutti»: il giorno dopo l'editoriale letto nell'edizione delle 20 dal direttore Augusto Minzolini contro la manifestazione per la libertà d'informazione che si era conclusa da poco a Piazza del Popolo a Roma, il comitato di redazione del Tg1 reagisce con forza e chiede ai vertici aziendali di essere convocato con urgenza «per esprimere le proprie preoccupazioni». Il presidente della Commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli, anticipa: «presto sentiremo in audizione il direttore del Tg1, convocazione già prevista ma in cui sarà inserita la questione dell'editoriale». Il presidente della Rai Paolo Garimberti giudica «assolutamente irrituale quanto accaduto» sabato.