ROMA Il "sequestro" non c'è stato. Forse. Ma il problema sì. E resta. Al di là di come potrà finire la vertenza. Ed è un problema che riguarda almeno duecento dipendenti che nel giro di qualche giorno o qualche settimana potrebbero ritrovarsi senza lavoro. Anzi, il problema ha dimensioni molto più ampie e riguarda la tenuta occupazionale della Valle del Sacco, una enclave tra le province di Roma e di Frosinone, dove il tasso dei senza lavoro è da profondissimo Sud. I sindacati ieri hanno cercato di smorzare i toni della protesta alla Alstom di Colleferro (magari anche per evitare possibili ricadute di tipo giudiziario) ma indubbiamente l'atto di forza dei lavoratori c'è stato.
E non è detto che quello che è avvenuto a Colleferro non possa ripetersi domani o tra una settimana in uno dei tanti stabilimenti italiani che cominciano solo adesso a sentire i morsi della crisi. Perchè, ormai è un fatto tecnicamente accertato, che la crisi della finanza e della macroeconomia precede sempre quella dell'occupazione. Ammette, Susanna Camusso, che «sono molte le aziende che cominciano ad avvertire questi effetti». «Anche se - sottolinea la segretaria confederale della Cgil - non credo che quanto è accaduto alla Alstom di Colleferro possa far scattare meccanismi di emulazione. Sarebbe sbagliato. Purtroppo della crisi non si parla e non si discute mentre servirebbe avviare una fase di trasparenza e di confronto. E non soltanto localmente, ma in chiave nazionale. L'emergenza occupazione è diventata la nostra quotidianità».
Secondo la sindacalista della confederazione di corso d'Italia il Mezzogiorno è destinato a sentire ancora di più il peso sociale della perdita di posti di lavoro «perchè non c'è un progetto mentre sembra stia passando l'idea che magari è meglio chiudere, delocalizzare, concentrare al Nord la parte produttiva del Paese». «E poi non vedo - sottolinea con rammarico - al momento eroi che siano intenzionati ad investire nel Mezzogiorno».
Parte dall'episodio di Colleferro, Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl, per proporre un negoziato più generale sul tema drammatico dell'occupazione. «Mi auguro che ciò che è accaduto alla Alstom, ovviamente non debba ripetersi anche se posso comprendere le motivazioni di tanti lavoratori e padri di famiglia che rischiano di perdere il posto di lavoro». Per il sindacalista di via Po «ora va ripreso il confronto anche se in maniera dura immaginando nuove sbocchi. Sicuramente certi episodi sono pericolosi, ma allo stesso tempo pongono in evidenza un problema serio. Nella storia delle lotte sindacali le battaglie sono state spesso dure e continueranno ad essere dure, ma esse non devono mai mettere a repentaglio la libertà degli altri».
E le prospettive? «Sicuramente - dice Santini - ci sono segnali incoraggianti sul versante della ripresa, in chiave macroeconomica, ma su quello dell'occupazione temo che dovremo affrontare tempi ancora duri. Le ricadute ci saranno ancora per tutto il 2009 e una parte del 2010». Come farvi fronte? Ovviamente, in attesa che la ripresa abbia riscontri positivi anche sul terreno dell'occupazione, sarà necessario - sempre a giudizio del sindacalista cislino - operare almeno attraverso due strumenti, quello degli ammortizzatori sociali che devono assicurare continuità di reddito a chi perde l'impiego e quello della ricollocazione che dovrebbe consentire di ritrovare un impiego a chi lo perde.