ROMA «Rispetto» per la sentenza e «serenità» in attesa delle motivazioni. A caldo, alle sei del pomeriggio, il Quirinale affronta il terremoto del lodo Alfano indicando a tutti la strada della prudenza. E invece le brutte sorprese per Giorgio Napolitano arrivano prestissimo, dopo appena un paio d'ore, mentre l'aria diventa irrespirabile: prima deve registrare l'attacco violento ai giudici della Corte Costituzionale, definita dal Cavaliere «organo politico» zeppo di giudici di sinistra nominati da «tre capi dello Stato della sinistra». E cioè Scalfaro, Ciampi e Napolitano. Primo atto di uno scontro istituzionale tra palazzo Chigi e l'Alta Corte. Poi arriva la stoccata allusiva di Berlusconi contro l'inquilino del Colle, inaspettata: «Il capo dello Stato sapete voi da che parte sta...». Così la frattura istituzionale è completa.
Inizia un botta e risposta da brividi. La replica del Colle è affidata a tre righe che spiegano da che parte si senta il presidente della Repubblica, le più asettiche ed equilibrate possibili in un frangente del genere: «Tutti sanno da che parte sta il Presidente della Repubblica. Sta dalla parte della Costituzione, esercitando le sue funzioni con assoluta imparzialità e in uno spirito di leale collaborazione istituzionale». Dunque, il Quirinale risponde a Berlusconi di sentirsi imparziale e mosso da una leale collaborazione. Amarezza e rabbia sono dissimulate ma certo non si placano vista la controreplica del premier che non lascia margini alla diplomazia istituzionale: «Non mi interessa cosa ha detto il Capo dello Stato, mi sento preso in giro».
Quella che per Berlusconi è una «presa in giro», per il presidente della Repubblica suona invece come una sorpresa, visto che i giudici della Consulta sembrano aver cambiato parere. Mentre per una parte del centrodestra e dei dipietristi, invece, la lettura è che il Presidente ne venga sconfessato. Sul Colle si ricorda che, firmando il lodo Alfano nel luglio dell'anno scorso, Napolitano motivò il suo sì facendo riferimento alla bocciatura che la Corte Costituzionale decise sul lodo Schifani nel 2004. Notando come comunque la Corte avesse riconosciuto «la tutela del bene costituito dall'assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche», cioè, traducendo, che fosse possibile cercare di tutelare le più alte cariche dello Stato; e, soprattutto notò la presidenza della Repubblica che la Corte non sancì allora che servisse per il lodo una legge Costituzionale. L'anno scorso il giudizio di Napolitano venne definito "tecnico formale", Veltroni difese il Colle dagli attacchi della sinistra e di Di Pietro giudicando la firma «un atto dovuto», anche se il Pd restava dell'idea che bisognasse ricorrere ad una legge costituzionale. In sostanza la tesi del Quirinale è che Napolitano non poteva che basarsi sui precedenti. «Il controllo ultimo sulla legittimità è affidato alla Corte Costituzionale» e solo ad essa, spiegò in una lettera di risposta alle critiche di Grillo nel maggio scorso. Visti i precedenti, forse ci si aspettava una decisione diversa. Sicuramente se l'aspettava Berlusconi, che ora si sente «preso in giro». Dopo il sì al lodo anche Napolitano è un po' spiazzato. Ma è accusato di essere carnefice e non vittima.