Dubbi di incostituzionalità. Di Stefano: rischio impugnativa
PESCARA - E' il giorno del processo, il giorno della conta e delle accuse nel Pdl dopo il via libera alla norma anti-Salini. Proposta da Maurizio Acerbo di Rifondazione e passata a scrutinio segreto nel consiglio regionale di martedì anche con i voti della maggioranza, la norma ha aperto una falla vistosa nel Pdl proprio su una norma sanitaria sulla quale l'assessore Venturoni aveva ordinato il serrate le file. Ventidue sì e sedici no, prendono coraggio i pidiellini al riparo del voto segreto, ammiccano ad Acerbo e silurano il super-manager ingaggiato da Villa Pini quando mancano pochi minuti alle nove di sera e tutti scalpitano per andarsene. La maggioranza fa acqua, i traditori sono otto e otto è un numero consistente, il Pdl non può far finta di niente. Soprattutto se tra i sospetti c'è Gianni Chiodi. Tutti gli occhi sono puntati su di lui, era stato proprio il presidente della giunta regionale nella seduta consiliare dello scorso 22 settembre a dire che in fondo la norma era una «norma giusta», che però lui quella volta l'avrebbe bocciata perchè non si possono fare norme «ad personam», anzi contro una persona, in questo caso Rocco Salini. Meglio rifletterci un po' sopra.
E dopo dieci giorni di riflessione il Pdl perde otto pezzi. Tra i traditori non c'è Lanfranco Venturoni, contrarissimo alla norma, non c'è sicuramente l'assessore all'Agricoltura Mauro Febbo che ha sventagliato il suo "no" grosso come una casa con tanto di punto esclamativo sotto gli occhi dell'opposizione, non c'è secondo Maurizio Acerbo neppure Gianni Chiodi anche se proprio nel Pdl c'è chi non è convinto. Su tutti gli altri nessuna certezza.
E sono guai per Villa Pini: la norma stabilisce con chiarezza che non possano ricoprire incarichi amministrativi o dirigenziali nelle strutture sanitarie pubbliche e private accreditate «persone condannate in via definitiva per reati contro la pubblica amministrazione». E che entro sessanta giorni le strutture accreditate che si trovano nelle condizioni indicate dalla norma devono verificare e rimuovere «eventuali situazioni di incompatibilità, pena la revoca automatica dell'accreditamento». In parole povere se Villa Pini entro due mesi non licenzierà il supermanager Rocco Salini, andrà incontro alla revoca dell'accreditamento da parte della Regione Abruzzo.
Una norma che presenta profili di incostituzionalità, obiettano pezzi della maggioranza, quelli che la norma l'hanno bocciata senza ombra di dubbio. E che quindi va incontro al rischio concreto di impugnativa da parte del governo. Concorda il senatore Fabrizio Di Stefano: «E' vero, ritengo anch'io che tecnicamente il rischio di un'impugnativa esista. Quella è una norma che presenta passaggi eticamente condivisibili ma che io contesto come contesterei qualsiasi norma "ad personam"». Ma non è tutto: secondo Di Stefano bisognerebbe riflettere anche sull'aspetto etico della norma: «In Italia ci troviamo di fronte a un paradosso: da una parte abbiamo i due violentatori della Caffarella che grazie a una condanna con lo sconto potranno ritrovarsi in libertà tra due anni, e dall'altra qui in Abruzzo pretendiamo che chi ha pagato regolarmente il suo conto con la giustizia, continui a portarsi sulle spalle il peso del suo peccato. E in ogni caso questa è una norma che potrebbe avere anche altre ricadute: per esempio su un medico magari condannato per un certificato falso o per comparaggio. Ma a questo punto mi auguro che se ci sarà impugnativa da parte del governo, venga impugnato soltanto l'articolo specifico e non l'intera legge». Sennò guai grossi.