Il capo dello Stato: di momenti difficili ne ho visti tanti, supereremo anche questo
ROMA. «Il presidente del consiglio dovrebbe essere rispettato perché è l'unica carica eletta direttamente dal popolo». Silvio Berlusconi conferma la strategia d'attacco decisa dopo la bocciatura del Lodo Alfano e nel durissimo scontro istituzionale con il capo dello Stato intervengono i presidenti di Camera e Senato. Non più disposto ad accettare l'etichetta di «presidente di sinistra» e dopo aver ascoltato il Cavaliere, che in mattinata torna all'attacco contro il Quirinale e contro la Corte Costituzionale, Giorgio Napolitano convoca Gianfranco Fini e Renato Schifani per capire se condividono i giudizi e le parole del premier.
L'incontro dura un'ora e mezza e alla fine i presidenti di Camera e Senato firmano una nota congiunta con la quale «danno atto» al presidente della Repubblica del suo «rigoroso rispetto delle prerogative che la Costituzione gli riconosce». Il capo dello Stato, insomma, non si è comportato come un presidente di parte ma ha agito nel rigoroso rispetto della Costituzione. E in serata, Napolitano mostra di avere i nervi saldi: «Di momenti difficili ne ho passati tanti, supereremo anche questo».
Berlusconi, furioso per la bocciatura del Lodo, ha esagerato? Fini e Schifani nella nota comune auspicano che «tutti gli organismi istituzionali e di garanzia agiscano, in aderenza al dettato costituzionale e alla volontà del corpo elettorale, per determinare un clima ideale e di reciproca collaborazione nell'interesse esclusivo della nazione». La nota viene diffusa al termine di una giornata che si apre con una netta presa di distanza da parte di Fini rispetto alla furia con la quale Berlusconi continua ad attaccare la Consulta e Napolitano. «C'è un capo dello Stato di sinistra e c'è una Corte Costituzionale con undici giudici di sinistra», ripete in mattinata il Cavaliere ai Gr.
Davvero troppo, non solo per l'opposizione ma anche per il presidente della Camera che prende carta e penna, va giù duro e pianta robusti paletti. «L'incontestabile diritto politico di Silvio Berlusconi di governare, conferitogli dagli elettori, e di riformare il paese - scrive Fini - non può far venir meno il suo preciso dovere costituzionale di rispettare la Corte Costituzionale e il capo dello Stato». Un richiamo al premier che nel Pdl fa storcere il naso a molti. Sandro Bondi la prende malissimo e accusa Fini di «tradire una forte assunzione di responsabilità» e di «non comprendere la sostanza dei problemi storici e politici che stiamo vivendo da più di un decennio». Le parole di Fini per Maurizio Gasparri sono atto dovuto: «Si esprime così per il ruolo che ricopre».
Schifani, invece, prima di incontrare Napolitano risponde con il classico «no comment» a chi gli chiede un giudizio sul verdetto della Consulta. Poi, difende il voto che ha portato Berlusconi al governo e boccia ogni ipotesi di governo istituzionale: «L'unica sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Altri mezzi assomigliano a espedienti di chi vuole aggirare il consenso popolare attraverso pratiche estranee alla sana politica», dice il presidente del Senato. Quel che è certo è che la bocciatura del Lodo Alfano sembra avere aperto una crepa soprattutto nel centrodestra. Antonio Martino (Pdl) e Pier Ferdinado Casini (Udc) sono convinti che il Cavaliere sia stato malconsigliato nel tirare in ballo Napolitano mentre il cattolico Maurizio Lupi (Pdl e vicepresidente della Camera) invoca uno «stop agli attacchi di tutti contro tutti».