PESCARA - Sì certo, si sono distratti. Talmente distratti che di votazioni ce ne sono volute sei. E forse non sarebbero neppure bastate se non fosse arrivata la telefonata direttamente da Roma. Solo allora si è sbloccata la contestatissima nomina di Giuliano Grossi a difensore civico della Regione Abruzzo, quando tutti ma proprio tutti dentro e fuori l'aula del consiglio regionale scommettevano col pollice in giù. Bocciata? Macchè: il contentino al senatore Andrea Pastore andavano liquidato in fretta, col favore delle tenebre e senza tante chiacchiere, come la medicina cattiva che si inghiotte in un sorso solo. «E' lui il nostro uomo», comunica infatti il presidente Gianni Chiodi ai capigruppo regionali durante la sospensione dei lavori alle nove di sera di martedì sei ottobre. Aveva appena chiamato Piccone, che era stato appena chiamato da Pastore: sollecitudini e imbarazzi da liquidare in fretta e di nascosto. Votano ma non votano tutti: Grossi passa con 22 voti, all'appello ne mancano due, forse quelli di Daniela Stati e Giuseppe Tagliente. Due che a Pastore gliel'hanno giurata. Forse.
L'uomo di fiducia del senatore comincia la sua scalata al successo già a dicembre 2008, grazie alla vittoria del Pdl alla Regione e poi al Comune di Pescara. Sfumata la candidatura alle Regionali per lui e Giuseppe Stanziale, altro fedelissimo del senatore, perchè lo stesso commissario Gaetano Quagliariello aveva detto che c'è un limite a tutto, i due adesso vanno all'incasso. Grossi al Comune di Pescara già riveste il ruolo di capo di gabinetto di fatto del sindaco Luigi Albore Mascia, Stanziale è in attesa di un consiglio di amministrazione pesante: risarcimenti per le mancate candidature. Non c'è da stupirsi, così fan tutti. Solo che la Regione con la nomina a difensore civico di Grossi fa un autogol mica da poco: soltanto due anni fa l'ufficio legale della Regione riceve un'istanza di pignoramento proprio a causa del segretario di Pastore.
Una storia lunga dieci anni che ha un epilogo imbarazzante per Forza Italia e per tutto il Pdl davanti al tribunale di Pescara: l'avvocato Grossi non paga l'affitto per dieci anni, il proprietario lo sfratta e tenta di riavere i canoni arretrati attraverso un decreto ingiuntivo. Che non va a buon fine perchè il segretario di Pastore, che per qualche tempo ha anche rivestito la carica di coordinatore provinciale del partito, risulta nullatenente e nullafacente. In realtà qualcosa fa: dalla Regione ai tempi di Giovanni Pace riceve l'incarico di componente del Nucleo di valutazione del consiglio regionale e matura un compenso di 13.632,99 euro annue. Ed è appunto su questa cifra, su questo credito di lavoro (di chiama così in termini tecnici) che il proprietario del suo appartamento di Pescara cerca di rivalersi per recuperare 8.030,07 euro oltre alle spese legali e agli interessi: procedura che viene seguita spesso quando i creditori risultano appunto nullatenenti. E così il proprietario presenta al tribunale l'atto di pignoramento "presso terzi" e cioè presso la Regione Abruzzo fino alla concorrenza di 12.045,10 euro. E cita Grossi e la stessa Regione, «in persona del presidente pro-tempore» che all'epoca era Ottaviano Del Turco. Pignoramento che sarebbe stato sospeso soltanto nel caso in cui Grossi avesse finalmente deciso di pagare gli affitti arretrati. Così grazie al suo neo difensore civico, la Regione viene pignorata: l'ufficiale giudiziario intima alla Regione «di non disporre delle somme pignorate senza ordine del giudice, avvertendo che in difetto verranno applicate le sanzioni di legge».
Alla fine però il meccanismo si inceppa: fino ad oggi il proprietario dell'appartamento in cui Grossi ha abitato e da cui è stato poi sfrattato per non aver pagato l'affitto, non è riuscito ancora a riavere indietro i suoi soldi. Ma adesso che finalmente Grossi ha trovato un incarico retribuito, non dispera: finalmente potrà rivalersi sullo stipendio che gli pagherà la Regione Abruzzo.