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Data: 09/10/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Santoro: contro di noi azioni sleali e boicottaggi. Ad Annozero scontro in diretta tv tra Di Pietro e l'avvocato Ghedini

Il programma dedicato ai rapporti e alla trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra

ROMA. Se Annozero inizia con le scintille tra Di Pietro e l'avvocato Ghedini - legale di Berlusconi - sul Lodo Alfano e le offese del premier al Presidente della Repubblica, sono le stragi di mafia a polarizzare il dibattito della puntata. Sempre tensione intorno alla trasmissione di Rai2 al centro di un'indagine del governo, col ministro Scajola che ha convocato una riunione con i vertici di viale Mazzini in contemporanea con la messa in onda di Annozero. «Continuano azioni sleali», ha commentato Santoro, e dice basta al «boicottaggio» con contratti non firmati e troupe storiche tagliate. In tutto questo, anche una protesta di un gruppo di giovani del Pdl per non essere stati ammessi in studio.
Santoro ha ricostruito la trattativa tra lo Stato e la mafia nel periodo delle stragi che portarono alla morte dei magistrati Falcone e Borsellino, e degli uomini delle loro scorte. Due gli elementi importanti: ci fu una trattativa nel 2002 tra carabinieri del Ros (colonnello Mori) e la mafia per far cessare gli attentati. La seconda, Borsellino era stato informato della trattativa, ma non ci fu una sua reazione, e neanche ne parlò con Mori durante un incontro.
I riflettori si sono accesi su Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo protagonista di un ruolo di primissimo piano come referente politico di Cosa Nostra in Sicilia e in Italia. Ciancimino ha ricostruito non solo le fasi della trattativa condotta dal colonnello dei carabinieri Mori, ma ha anche raccontato particolari inediti sulla sua infanzia passata vedendo spesso in casa Totò Riina, Provenzano e altri capibastone della mafia. «Provenzano arrivava a casa senza precauzioni, con grande disinvoltura. Riina invece non arrivava mai da solo. Quando ho visto l'ultima volta Provenzano? Nel 2002 poco prima che mio padre morisse a Roma. Arrivava senza preavviso, non c'erano controlli. Tra l'altro ho poi scoperto che le utenze di mio padre non sono mai state messe sotto controllo». Santoro manda in onda un filmato di una fase processuale a Riina in cui si lamenta perché Massimo Ciancimino non è mai stato ascoltato. Santoro chiede cosa volesse comunicare Riina, ma Ciancimino scuote la testa: «Non so, non credo niente di buono. Mio padre non era nelle sue simpatie, la cosa era reciproca».
Nello studio era stata precedentemente letto un appello di Agnese Borsellino, sorella del magistrato: «Dopo 17 anni sono maturi i tempi, chiedo in ginocchio ai collaboratori di giustizia di fare luce sui mandanti della strage. Ci vuole coraggio, aiutateci..».
Ciancimino racconta la trattativa con lo Stato. «Incontrai il capitano De Donno, collaboratore del colonnello Mori, mi chiese di fare da tramite con mio padre per aprire un canale con la mafia. La cosa si fece». Compare dunque il famoso "papello", le richieste di Riina allo Stato, che Ciancimino consegnò a Roma, secondo quanto racconta il figlio, non prima di aver sbottato "il solito testa di minchia" riferito a Riina. «Erano richieste inammissibili».

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