Il reparto è gestito dall'azienda Bioster di Bergamo, ma l'appalto è scaduto. Il sindacato: «Intervenga la Asl»
PESCARA. Locali non idonei, turni che non permettono di lavorare in condizioni di sicurezza, soffitti pericolanti e attrezzature carenti. E' la fotografia delle condizioni di lavoro dei 21 dipendenti della centrale di sterilizzazione dell'ospedale di Pescara dove si svolge il delicato servizio di sanificazione dei ferri chirurgici.
Sono anni che i dipendenti della centrale denunciano le condizioni disagiate in cui sono costretti a lavorare, attraverso esposti all'Ispettorato del lavoro e alla direzione provinciale del lavoro. E, proprio recentemente, Nicola Primavera, segretario generale Filcem Cgil, ha di nuovo denunciato la situazione puntando il dito soprattutto sull'azienda Bioster che gestisce la centrale. Specializzata nel settore della produzione di dispositivi medici monouso, l'azienda Bioster di Bergamo gestisce la centrale dell'ospedale di Pescara dal 2001.
«Ma i rapporti sono sempre stati difficili», dice Primavera, «perché non c'è mai stata una piena disponibilità al confronto. Inoltre, l'appalto della Bioster è scaduto nel 2006 e la Asl di Pescara ha sempre ovviato al problema attraverso proroghe creando, però, una situazione di incertezza».
I locali della centrale si trovano in prossimità della camera mortuaria dell'ospedale e sono divisi in due grandi sezioni: la centrale di sterilizzazione e la centrale letti. «Il soffitto», racconta Primavera, «è pericolante e, spesso, si sono staccati dei laterizi consistenti. Il lavoro non viene svolto in un ambiente sicuro e le attrezzature come mascherine, spugne e spazzole sono inadeguate e insufficienti».
Ma quello che più preme a Primavera e ai dipendenti è l'organizzazione dei turni. «L'attività lavorativa viene svolta su tre turni», aggiunge Primavera, «e presenta anche un orario notturno che diventa particolarmente delicato perché viene svolto solo da una persona». All'interno dell'ambiente di lavoro, inoltre, «si respira un'aria di tensione, anche in vista dell'ennesima scadenza della proroga dell'appalto da parte della Asl di Pescara». Anche il confronto sindacale appare inasprito. «Infatti», prosegue il sindacalista, «dall'inizio dell'anno sono state più di trenta le lettere di contestazione, rivolte però unicamente ai lavoratori iscritti alla Cgil».
I dipendenti chiedono di poter lavorare in un ambiente sicuro e il sindacato auspica che la direzione della Asl intervenga con decisione, facendo chiarezza sull'appalto e pretendendo corrette relazioni sindacali.