Gentile direttore, «Dove va Pescara» lei si chiedeva nel suo editoriale di domenica. Ma, mi chiedo io, dove può andare Pescara se da anni la stanno spolpando di uffici e competenze regionali? Se gli stessi Giochi del Mediterraneo furono messi in forse con speciose motivazioni per più di un anno, prima di decidere di farne ripartire l'organizzazione, con la speranza per qualcuno che fosse tardi per farcela. Che la prova di vitalità ancora una volta data da Pescara con i Giochi, non abbia mostrato di avere seguiti positivi, come lei rileva, non mi sorprende. La giunta regionale mandata a casa dal giudice nel luglio dell'anno scorso non aveva certo mostrato sentimenti amichevoli per il capoluogo adriatico, ma quella che le è succeduta mostra di essere tutta assorbita nel fronteggiare i gravissimi problemi post terremoto. Il guaio è che gli stessi pescaresi sembrano spettatori addormentati di quanto sta loro capitando. Due anni fa con alcuni articoli su «Oggi e domani» detti l'allarme sull'esclusione di Pescara, e dell'intero medio Adriatico, dal progetto per l'alta velocità ferroviaria, senza avvertire reazione alcuna. Ho più volte sollecitato di prestare molta più attenzione alla vocazione pescarese per il commercio, il turismo, le grandi manifestazioni dello spettacolo e culturali, tuttora non sostenuta da alcuna seria progettazione per la realizzazione di strutture congressuali e alberghiere che rendano finalmente Pescara una vera città del terziario, così come per esempio hanno saputo fare Rimini o Riccione, dove hanno di recente inaugurato un palacongressi polivalente di diecimila posti. In quelle città romagnole, il numero di alberghi cresce costantemente, qui siamo fermi da decenni perché mancano strutture congressuali (funzionali anche per lo spettacolo) in tutte le stagioni dell'anno.
Ho anche più volte auspicato l'attuazione di intese con Chieti per un progetto di area metropolitana, ma alle intese, ormai datatissime, sulle dislocazioni delle facoltà universitarie, nulla è seguito. Eppure la questione metropolitana è fondamentale per l'avvenire di quest'area, lo si dice da anni ma nessuno si muove. Da tutto questo appare chiaro che se non si attivano coloro che l'amministrano e i suoi stessi cittadini, Pescara resterà in questa situazione di limbo che rischia di protrarsi a lungo. A meno che il governo regionale cominci a riflettere che se si aiuta esclusivamente un territorio, praticamente si finisce col punire tutti gli altri. Per il «cratere» cento, mille attenzioni e sforzi, siamo tutti d'accordo, ma gli altri quattro quinti dell'Abruzzo costituiti da Pescara, Chieti, Teramo, ma direi anche Sulmona e Avezzano, non possono essere del tutto penalizzati. Così come sta avvenendo con evidenza in un settore come quello della cultura, della cui importanza la giunta Chiodi è ben consapevole se ha deciso che le istituzioni culturali dell'Aquila e i centri compresi nel cratere riceveranno tutto quanto loro compete per l'esercizio 2009 mentre nulla, nella stessa materia, di quanto previsto dalle leggi regionali, riceverebbero tutte le altre istituzioni teatine, pescaresi, teramane. Ci auguriamo che su questo argomento ci sia un'attenta riflessione, perché l'azzeramento di tutti i sostegni nei territori suddetti significherebbe la distruzione di valori che hanno determinato, e dovranno continuare a farlo, il progresso civile e sociale che la promozione e produzione culturale è riuscita felicemente a realizzare in Abruzzo dal dopoguerra ad oggi. Pescara non è certo ultima in qesta grande crescita e ciò è talmente noto anche fuori dei confini nazionali che non mette conto addentrarci in particolari. Sorprende piuttosto il silenzio dei suoi amministratori. Per concludere, perché Pescara riprenda ad andare e con lei l'economia dell'Abruzzo, occorre aver sempre di fronte l'intera realtà regionale in cui ogni cosa viva e vitale vada alimentata almeno del necessario per non spegnersi. Ciascuno per quanto di propria competenza faccia la sua parte.