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Pescara, 24/04/2026
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Data: 11/10/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alitalia, stipendi d'oro nel mirino. L'accusa dei piccoli azionisti: irregolaritą. Per Cimoli 6 milioni in tre anni

I legali portano in tribunale gli ex vertici e dirigenti della vecchia compagnia di bandiera

ROMA Compensi d'oro ai top manager della vecchia Alitalia mentre i conti andavano a rotoli. Arrivano nuovi particolari nel capitolo degli stipendi d'oro nel crack dell'ex Alitalia pubblica. Č infarcita di dettagli infatti su compensi e bonus elargiti agli ex amministratori, tra cui Giancarlo Cimoli e Francesco Mengozzi, la citazione al Tribunale di Roma degli avvocati dei piccoli azionisti e risparmiatori rimasti impigliati nel tracollo di titoli azionari e bond dell'ex compagnia aerea pubblica.
Bonus milionari, fino a sei volte superiori a quelli pagati ai loro amministratori dalle compagnie aeree con i bilanci in utile. Quasi 6 milioni di euro percepiti dall'ex ad Giancarlo Cimoli tra il 2004 e inizio 2007. Stipendio sei volte superiore a quello dell'amministratore delegato di Air France, Jean Cyril Spinetta, e il triplo rispetto a quello di British Airways.
Falso in bilancio, irregolaritą e "mala gestio" sono i rilievi mossi nei confronti degli ex amministratori dagli avvocati Giovanni Tognon e Ernesto Fiorillo, di Consumatori Associati che rappresenta i piccoli azionisti nella causa civile la cui prossima udienza č fissata il prossimo 13 ottobre.
«Risulta chiaro come gli amministratori delegati, e lo stesso consiglio d'amministrazione, hanno sempre avuto interesse a conservare il proprio incarico con assoluta incuria di una sana e produttiva gestione della societą» scrivono i legali citando in giudizio civile circa 20 ex manager (tra cui l'ex ad di Air France, Jean Cyril Spinetta) e chiedendo il risarcimento dei risparmi andati in fumo.
Sono circa venti gli ex amministratori citati nella causa civile e chiamati a risarcire in proprio. Tra i nomi figurano anche Marco Zanichelli, Maurizio Prato, Giuseppe Bonomi, lo stesso Spinetta. La Consob č chiamata in causa in quanto «responsabile per culpa vigilando; per non aver esercitato quei controlli che le competevano per il suo ruolo».

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