ROMA. Dopo i ricorsi, le proteste di piazza e un pronunciamento della Corte dei Conti, ora il ministro Gelmini rischia il commissariamento se non rivedrà le graduatorie dei docenti precari. L'ultimatum è del Tar del Lazio che ha accolto i ricorsi presentati, tramite l'Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione (Anief), da un centinaio di supplenti inseriti «in coda», secondo le nuove disposizioni del ministero, anzichè «a pettine» (ovvero in base ai punteggi) nelle gradutorie provinciali ad esaurimento.
In sostanza se entro 30 giorni il ministero non rimedierà inserendoli nella fascia d'appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato, sarà insediato un «commissario ad acta» nella persona di Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica, che dovrà adempiere a quanto disposto. L'Anief fa poi sapere che il ministero è stato anche condannato alle spese per elusione di una precedente ordinanza e violazione della Costituzione.
Intanto a viale Trastevere si minimizza: «La sentenza del Tar sarà superata - si legge in una nota - da un emendamento. Nulla dunque cambierà rispetto a quanto già deciso». Si tratta di un emendamento al decreto «salva-precari» che «conferma i provvedimenti del ministero e che consentirà di rendere inefficace il pronunciamento del Tar e di evitare il commissariamento». Questo emendamento, spiega il ministero, garantirà la possibilità per i precari di inserirsi nelle graduatorie di altre 3 province oltre quella di appartenenza, in posizione, però, «subordinata rispetto a coloro che vi sono già inseriti». In questo modo, sostiene ancora il ministero, «mentre vengono garantite le legittime aspettative di coloro che hanno da tempo scelto una provincia e non devono essere scavalcati dai nuovi inseriti o dai trasferiti dell'ultima ora», al contempo con «l'inserimento in coda in altre 3 province, vengono ampliate le possibilità di ottenere assunzioni, soprattutto in quelle province in cui le graduatorie risultano meno affollate».
Secondo le prime stime la decisione del Tar potrebbe interessare fino a 150 mila precari. Ma il Comitato insegnanti precari teme un nuovo caos e si chiede «cosa succederà se un insegnante ora lavora e con l'inserimento dei precari a pettine non ne avrebbe avuto diritto? Ci saranno ancora ricorsi». Secondo il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna, la decisione del Tar avrà una ricaduta «ridotta» almeno nei prossimi tempi. Sul fronte politico, Italia dei Valori e Pdci chiedono le dimissioni della Gelmini che anche il Pd accusa di «alimentare una lotta fra poveri». Sul fronte opposto la Lega parla, anche stavolta, di «dittatura dei magistrati».
«E' la conferma di una grande confusione» Il segretario della Flc-Cgil: «Sotto scacco le scelte politiche»
ROMA. «E' l'ulteriore conferma che la situazione è caotica, che c'è una grande confusione ed è destinata ad aumentare perchè il governo tende a forzare i meccanismi legislativi». Così il segretario nazionale della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo commenta la sentenza del Tar sulle graduatorie dei precari della scuola. «Ancora una volta - aggiunge - la politica contradditoria e senza riferimenti giuridici del ministro Gelmini viene messa sotto scacco dalla giustizia amministrativa».
Cosa accadrà ora?
«Tutto questo determina una nuova situazione di tensione e di incertezza nella scuola che si aggiunge alle inefficienze del governo e del Miur. E' una situazione paradossale che sposta semplicemente gli effetti drammatici dei tagli da un aspirante all'altro, creando situazioni di forte tensione».
Si rischia il caos?
«A questo punto o il ministero decide di fare un intervento organico o assisteremo a ricorsi su ricorsi. Dopo questi primi ne potrebbero arrivare migliaia con il rischio dell'immobilismo. Questo non riguarda solo la vicenda graduatorie ma anche i contratti di disponibilità che innescheranno ricorsi perchè superano le graduatorie di istituto. E ciò è il frutto della continua forzatura della legge da parte del Miur che dovrebbe invece ricreare un clima che dia speranza ai precari».
Il ministero però minimizza...
«La Gelmini dovrebbe assumersi le proprie responsabilità anzichè demandare la soluzione del problema ad artifici amministrativi. Il ministero ha emanato una circolare per il reinserimento con riserva a pettine nelle graduatorie per chi ha fatto ricorso, con l'intenzione di arrivare a un provvedimento legislativo. A parte il fatto che è opinabile che sia previsto solo per i ricorrenti, ora aumenteranno i ricorsi e aumenterà la confusione».
Qual è ora la situazione nelle scuole?
«Gli effetti dei tagli sono disastrosi. In tutte le scuole dove andiamo a tenere assemblee ci dicono che non riescono a sopperire alla mancanza di personale. Insomma è il momento di una strategia vera, la Gelmini continua a darci solo messaggi ideologici ma la scuola ha bisogno di interventi concreti».
Ma non è stato aumentato il fondo supplenze?
«Sì, di 150 milioni di euro per il 2009, ma si tratta di una somma insufficiente a far fronte al probabile aumento delle richieste da parte delle scuole per effetto dei tagli agli organici. C'è una tale carenza di personale che il ministero ha persino dovuto emanare una circolare che autorizza i dirigenti scolastici, in caso di necessità, a nominare supplenti temporanei anche per periodi di assenza inferiori a 15 giorni. Prima si usavano gli altri docenti presenti. Insomma si ricorre continuamente alle supplenze brevi, ma i fondi per pagarle sono insufficienti».
Come Cgil avete bocciato anche la riforma Brunetta, perchè?
«L'idea di più efficienza nella pubblica amministrazione è giusta, ma il meccanismo previsto non produrrà il risultato sperato». (m.v.)