BENEVENTO. La prima frase chiave di Berlusconi: «Ricordatevi cosa accadde nel 1992», della cancellazione di una classe politica ad opera della magistratura. La seconda: «Non finirà come nel 1994».
Niente disarcionamento dalla guida del Paese per via giudiziaria, niente tradimenti politici, «la Lega non si tirerà come allora indietro». Boato nel palazzetto dello sport di Benevento, bandiere che sventolano.
Il presidente del Consiglio parla per un'ora e mezzo: «Andremo avanti, anche se stanno cercando di fare la stessa cosa di allora. Anche contro certa stampa italiana ed estera che con accuse infondate sputtana me, la democrazia, il Paese». E ancora «Dicono che ho fatto una polemica fuori luogo con la Consulta, ma non ho detto nemmeno una parola fuori luogo. Non si può continuare con le regole che hanno prodotto ciò che è successo questa settimana. Qualcosa dovremo fare perché non si torni a quello che accadde del ?92-?93 quando tutti i partiti furono cancellati».
Non mollare, gridano dalla tribuna. E lui: «Non c'è nessun dubbio». Standing ovation. Fare qualcosa, dice il presidente del consiglio. Ci pensano i suoi consiglieri a spiegare.
Denis Verdini, uno dei coordinatori del Pdl, ricorda che la Corte costituzionale «non la voleva nemmeno Togliatti». Il ministro dell'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, spiega che l'immunità parlamentare per ora non è all'ordine del giorno, ma che «faceva da contraltare, nella Costituzione, alla separazione dei poteri. La magistratura fa quello che ritiene giusto, ma i parlamentari godono dell'immunità». Ma è altrove che guarda Berlusconi, assicurano i suoi. «È tutto chiaro - dice Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio - Berlusconi ha detto che andrà avanti, che farà le riforme che sono in programma. Che ha la maggioranza per farlo». Eppure tutti hanno avuto la sensazione che quel non detto del Cavaliere portasse altrove. «Per esempio dove, secondo voi?», chiede Bonaiuti. Ci potrebbero essere obiettivi minori, come l'estensione a tutte le più alte cariche dello Stato della salvaguardia per le offese. «A me dicono assassino, buffone - dice Berlusconi dal palco - ed è come se non fosse successo niente. Ma io sono stato eletto dal popolo». La salvaguardia è una piccola cosa. Il grosso sarebbe altro. Le elezioni anticipate? «Non sta né in cielo né in terra». Il presidenzialismo? «Negli anni ?50 - dice uno degli uomini di Berlusconi - nessuno avrebbe potuto immaginare un simbolo di partito con il nome del candidato. Oggi è la normalità, forse è venuto il momento di prenderne atto».
«Il completamento della riforma liberale del Paese». Magari con i voti del Pdl e della Lega, anche senza la maggioranza qualificata che eviti il referendum confermativo. «Un referendum che a quel punto potrebbe diventare il cavallo di battaglia dello stesso Berlusconi». Dare al popolo il potere di decidere.