PESCARA - Bell'accoglienza. Non c'è nessuno, nessuno che conti ad aspettare Gaetano Quagliariello al suo arrivo al museo Colonna. Seconde file tante, ma di Chiodi Piccone Di Stefano neanche l'ombra, arriveranno tardi tardissimo ma almeno arrivano: il sindaco di Pescara invece non arriverà mai. Più importanti e improrogabili impegni, fa sapere attraverso l'assessore Cerolini. Una figuraccia. C'è il finimondo a Pescara mentre il Pdl celebra il suo appuntamento per parlare della nuova classe dirigente, la sala azzurra è stracolma, tutti presenti tutti precettati. Fuori diluvia, i cassonetti volano, volano alberi e pali della luce. Quagliariello ha la sua aria rassegnata come sempre quando sta qui in Abruzzo, li deve ascoltare tutti prima di prendere la parola, i coordinatori e i vice, i past coordinatori e i presidenti, con le parole scorrono le immagini del film: le candidature per le Regionali, le liti le divisioni, e poi arriva lui e li mette tutti d'accordo, dice così Piccone, «ci ha preso per mano e ci ha messo tutti d'accordo». Tutti d'accordo?
In effetti Quagliariello si rimaterializza adesso che il Pdl è più diviso che mai, che perde colpi, che fa passare un emendamento di Acerbo contro Salini, che infila qualche nomina imbarazzante, che battezza un correntone. Non è un caso che il commissario si riaffacci adesso, lo ammette lo stesso Filippo Piccone nel suo interminabile intervento: «L'ultima arrabbiatura che gli abbiamo fatto rimettere è di un'ora fa». Ridimensiona Quagliariello, «in un grande partito qualche scaramuccia è inevitabile», e sulle nomine la meritocrazia è un conto ma l'esclusione dalla corsa degli uomini di partito è un altro. «Il criterio meritocratico è sacrosanto, ma non vorrei che subentrasse la convinzione secondo la quale la società civile è sempre preferibile su chi fa politica. Chi fa politica è abilitato a partecipare - aggiunge Quagliariello riferendosi alla nomina di Giuliano Grossi a difensore civico - Ma se i suoi meriti sono meriti inferiori, è chiaro che deve cedere il passo». E' al corrente delle polemiche: «Ho letto di alcuni puntuali rilievi, sui quali è sempre necessario sentire l'altra parte. Sono aspetti che non conosco direttamente che però intendo approfondire». Una verifica quindi sulla nomina del difensore civico ci sarà: «Quella è una carica alla quale si accede attraverso la domanda e la presentazione di curriculum: non si può fare una scelta indiscriminata. E' chiaro che la comparazione va fatta con gli altri curriculum presentati. Se troveremo curriculum più adeguati, è chiaro che un errore c'è stato».
Poco prima il Pdl aveva riunito il coordinamento regionale per fissare tre assemblee provinciali. Parla la del popolo, del sacrosanto legame col popolo Fabrizio Di Stefano, necessario averlo come punto di riferimento per continuare a vincere. Invita a lasciare da parte gli individualismi e le ambizioni personali il vice coordinatore del Pdl, mentre il vicepresidente della Regione Alfredo Castiglione chiede di fare chiarezza sui rapporti con una lista civica (e ce l'ha con Masci), e da Guerino Testa non ti aspetteresti mai l'incitamento a «tirare fuori gli attributi». Ridimensiona l'ottimismo di Pastore («In Abruzzo siamo al 44%») il vice coordinatore pescarese Lino Galante, «stiamo attenti, il centrosinistra in provincia è molto attivo mentre noi siamo fermi». Gianni Chiodi racconta di tutte le cose che ha fatto la Regione, colpa dei giornali se la gente non ha saputo, «spesso non erano al corrente neppure i consiglieri». Fuori continua a diluviare, al Colonna crolla un pezzo di controsoffitto, vengono giù vetri, pioggia e calcinacci. Brutto segno, ma nessuno ci fa caso.