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Pescara, 22/04/2026
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Data: 13/10/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Cialente: «Novemila famiglie ancora non sanno dove andare»

«Errori e ritardi: è un dramma». Comune, rischio dissesto

Gli "irriducibili" della tendopoli di piazza d'Armi lo contestano («Ci hai lasciato senza niente» hanno scritto ieri su uno striscione nel corso di un sit-in), qualche avversario politico lo attacca, ma lui non ci sta e rilancia: «Non faccio lo scudo umano, non faccio inciuci. Ho la responsabilità di centomila persone: nella storia la città ha vissuto solo due momenti così difficili, nel 1461 e nel 1703. Neanche nel dopoguerra stavamo lottando per la sopravvivenza in questo modo». Il sindaco Massimo Cialente è un fiume in piena. Le difficoltà e le pressioni sono tante. «Novemila famiglie sono ancora senza casa, è una cifra spaventosa - dice - frutto di una serie di errori che partono dal ragionamento che non servivano i fondi per le seconde case. E invece paghiamo cifre spaventose per mantenerle negli alberghi e negli appartamenti». Il "cruccio" del sindaco è sempre quello, dunque: le case B e C e i ritardi nei lavori. È per questo che ha proposto un nuovo censimento mirato per capire quali siano le effettive necessità di queste famiglie. Nonostante ciò Cialente si dice contrario a una proroga della scadenza per la presentazione delle domande. «Anche se ci sono stati errori e ritardi - ha detto - credo che fino al 25 ottobre ci sia tempo a sufficienza per i progetti. Spostare la scadenza al 31 dicembre significherebbe cominciare i lavori a febbraio o marzo, è inaccettabile». A breve (forse oggi) verrà firmato il provvedimento che ratifica l'impegno delle banche a erogare immediatamente il 25 per cento delle somme necessarie per le ristrutturazioni.
C'è un'altra questione che turba i pensieri del sindaco: si tratta della restituzione dei fondi al Comune per le mancate entrate. «A tutt'oggi non c'è nulla - dice Cialente -: l'ente rischia il dissesto finanziario». È lo stesso sindaco a dire che la cifra per i mancati introiti tributari (Ici) è pari a 36 milioni di euro, mentre il danno patrimoniale è di nove milioni di euro.
Intanto ieri a piazza d'Armi un gruppo di sfollati - una ventina circa - tra quelli ancora rimasti all'interno del campo, ha manifestato per chiedere un'assistenza più dignitosa e ribadire la scelta di rimanere all'Aquila. Gli sfollati, tra cui anche persone in condizioni di disabilità, hanno chiesto un servizio di assistenza anche in queste settimane in cui la Protezione civile ha lasciato il campo. Rc ha attaccato: «Il modello centralizzato e autoritario imposto dal Governo con la complicità del sindaco - ha detto il segretario provinciale Fabio Pelini - è chiaramente fallito».

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