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Pescara, 22/04/2026
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Data: 13/10/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Marcegaglia: rispetto per il Quirinale. Il premier: ribellatevi a chi mi attacca «Democrazia? "Ghe pensi mi". Con Bossi patto d'acciaio, non ci sarà un '94»

MONZA - Berlusconi dice che vorrebbe Emma Marcegaglia vice-ministro. Lusinga giustificata dal fatto che il premier gioca in casa degli industriali visto che a Monza - in una sala dell'autodromo - c'è l'assemblea di quelli della Brianza. Davanti a quegli stessi industriali, però, il presidente di Confindustria mette dei paletti sul cammino del Cavaliere seduto in prima fila: «Dobbiamo avere rispetto per le istituzioni» dice Marcegaglia rivolta al premier «non travalichiamo la logica del rispetto delegittimandole perché ci facciamo del male tutti, non scassiamole, rispettiamole». Di più: «Rispettiamo il presidente Napolitano, perché rispettare lui significa rispettare l'Italia».
Quasi un appello a cancellare le polemiche, gli scontri, e le invettive piovute in questi giorni sul Colle. E allo stesso tempo un appello al governo perché faccia quello che deve fare, cioè guidare il Paese: «Anche il governo è una istituzione e come tale va rispettata. E allora vada avanti per la sua strada, non abbiamo bisogno di altre elezioni. Faccia le grandi riforme di cui abbiamo bisogno: su questo, non su altro, alla fine lo giudicheremo». La sintesi: ognuno al suo posto, con reciproco rispetto.
La risposta del premier? «Oggi non ho niente da dire» esordisce. Che un modo per mostrarsi d'accordo su tutto. Anche se -poi - sulla questione di Napolitano sorvola, non citandolo neppure. E il sassolino che si vuole levare, se lo leva così: «Non confondiamo chi attacca con chi è attaccato». Potrebbe essere l'inizio di un nuovo atto d'accusa al Presidente della Repubblica? No, l'obiettivo sono i giudici - «Una frangia di giudici militarizzati che da 15 anni mi fa la guerra» - e i giornali. Anzi, oggi il nemico mediatico per il premier è ridotto «a un solo giornale» che a suo dire «non ha avuto alcun limite nel gettare discredito su di me e quindi sul nostro Paese. Contro questo agire anti-italiano ci vorrebbe una reazione, una ribellione generale, di chi come voi è una colonna del sistema produttivo». Un vecchio pallino del premier, insomma: non dare pubblicità a "certi giornali" non allineati.
Davanti agli industriali, a Berlusconi piace mostrare i muscoli. Dice di essere inaffondabile, impermeabile agli attacchi: «I miei colleghi stranieri mi chiedono come faccio a essere così resistente». Assicura che il suo governo durerà fino a fine legislatura «e magari anche oltre». E se qualcuno vuole tornare al clima degli anni 90, sostiene, questa volta non ci riuscirà: «Perché il mio governo è fortissimo, il patto con la Lega è d'acciaio, e il consenso popolare nei miei confronti alle stelle». Tanto basta per dipingersi come una sorta di baluardo della democrazia: «Voi imprenditori pensate al benessere: alla democrazia e alla libertà ghe pensi mi».
In qualche modo un discorso inedito, il suo, rispetto ai comizi incendiari degli ultimi giorni: per una volta nessun accenno al presidenzialismo, nessun riferimento al "tradimento del Colle" o ai nemici che egli vede disseminati in ogni dove. Si astiene perfino dall'invocare una riforma della giustizia che ridimensioni il potere dei magistrati. Anche perché a quello ci pensa il ministro Alfano, che parla da Palmi: «La separazione delle carriere fra giudici e pm ci sarà e sarà una dei punti cardine della riforma. Non è un atto vendicativo, ma il logico sviluppo del programma di governo in materia».



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