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Data: 14/10/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Riforma delle pensioni - Draghi: «Aumentare l'età pensionabile» Ma governo e Inps bocciano la proposta: «Non è necessaria, l'attuale sistema tiene»

Per il ministro del Welfare, Sacconi gli interventi già realizzati in materia «sono più che sufficienti»

ROMA. In pensione più tardi e riforma degli ammortizzatori sociali. Il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, riapre il fronte della previdenza e del welfare. Ma sulle pensioni incassa reazioni tiepide: il governo, l'Inps e la Cgil ritengono che le attuali normative siano sufficienti.
Draghi invece rilancia. «Per assicurare prestazioni di importo adeguato a un numero crescente di pensionati - afferma nel corso di una lezione tenuta al collegio Carlo Alberto di Moncalieri - è indispensabile un aumento significativo dell'età media effettiva di pensionamento». L'aumento sarà efficace solo ad alcune condizioni, se sarà cioè «accompagnato da azioni che consentano di rendere più flessibili orari e salari dei lavoratori più anziani, a elevare il tasso di attività e sostenere la crescita potenziale dell'economia». Gli ostacoli che si frappongono all'innalzamento sono numerosi ma uno di questi, secondo Draghi, è che «molti lavoratori sovrastimano la generosità delle attuali regole pensionistiche». Nello scegliere di andare in pensione «tendono a confrontare la prima pensione con l'ultimo stipendio senza tenere conto che negli anni di pensionamento tale rapporto andrà riducensosi, poiché i trattamenti sono indicizzati solo ai prezzi e non ai salari».
Draghi considera necessaria «una migliore informazione» rivolta ai lavoratori ma anche una «revisione dei criteri di indicizzazione in cui l'introduzione di un colegamento alla dinamica delle retribuzioni fosse compensato da una riduzione dei coefficienti di calcolo della prima rata di pensione».
Il governatore infine rilancia, «compatibilmente con l'equilibrio dei conti pubblici», la possibilità di uno spostamento su base volontaria «verso la previdenza complementare di una quota limitata della contribuzione destinata alla previdenza pubblica che è pari a 33 punti percentuali del salario, il valore di gran lunga più alto tra i maggiori paesi europei».
Accanto all'innalzamento dell'età pensionabile, Draghi insiste sulla riforma degli ammortizzatori sociali per sostenere mobilità e produttività accanto alla «tutela dei lavoratori» e all'«equità fiscale». Questa sua convinzione conferma precedenti analisi del governatore sui «molti lavoratori che restano ancora esclusi dalla tutela pubblica» e che «nonostante i vari interventi, non si è ancora giunti ad un ripensamento complessivo del sistema». Su questo aspetto, Draghi incassa il sostegno convinto di Guglielmo Epifani leader della Cgil. «Sulla riforma degli anmmortizzatori sociali ha perfettamente ragione».
Sull'anticipo dell'andata in pensione il governo frena. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ritiene che gli interventi di riforma già realizzati «sono più che sufficienti». Già dal prossimo anno, spiega Sacconi, «si calcola l'andamento delle aspettative di vita in modo che dal 2015 ci sia un aumento automatico corrisponente e proporzionale». Da allora ogni 5 anni «ci sarà un adeguamento».
Il sistema pensionistico «tiene», afferma il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua e, di fatto, «già nel decreto anti-crisi esiste una norma che adegua l'età pensionabile all'aspettativa di vita e a decorrenza dal 2005». Da Mastrapasqua Un no garbato a Draghi e una difesa invece della riforma Dini «che va a regime piano piano». Si deve «fare di più» sollecita la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia mentre per il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, le dichiarzioni di Draghi «sono sbagliate e inaccettabili».

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