"Draghi ha pienamente ragione". Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, commenta la proposta del governatore di Bankitalia di riformare gli ammortizzatori sociali. "Abbiamo problemi già adesso - spiega -: un lavoratore licenziato otto mesi fa ha finito l'indennità di disoccupazione, ma la crisi non è finita, avevamo chiesto a Tremonti di allungare il periodo di disoccupazione speciale, ma il governo non ha fatto nulla. C'è poi il problema del massimale della cassa integrazione, perchè un lavoratore non può vivere tre anni con 700 euro al mese. Ci sono cose da vedere - a suo avviso -, tra cui tutta la condizione dei precari, che non hanno diritto a nulla. C'è un grande problema di riforma degli ammortizzatori e comunque nell'urgenza bisogna prendere misure immediate".
Sull'ipotesi di riformare le pensioni, invece, Epifani dice che "bisogna affrontare tutti i problemi, non a pezzi". Quando c'è stato l'aumento dell'età nel settore pubblico, ricorda, "avevamo detto che non era quello il modo di affrontare il tema. Se si vuole discutere di pensioni bisogna affrontare tutti i problemi, ci vuole un tavolo, ci sono cose diverse e chiedo di discuterle assieme, altrimenti non si fa una sistemazione della previdenza ma - conclude - se va bene, si fa solo un risparmio di cassa".
E' d'accordo anche Fulvio Fammoni. "Riteniamo necessaria una vera riforma, ma questa richiede di cambiare l'attuale situazione del mercato del lavoro, la frammentazione delle tipologie di lavoro e il precariato esistente". Così il segretario confederale della Cgil interviene in una nota.
"La riforma auspicata da Draghi - sottolinea - ricorda molto l'accordo del 23 luglio 2007, che prevedeva un sistema pubblico e universale destinato a tutti i settori economici senza esclusioni legate a dimensioni d'impresa o tipologie dei contratti di lavoro. La legge delega, però, - aggiunge Fammoni - è stata volontariamente fatta scadere dal governo, facendo restare, non solo le diversità esistenti, ma come i dati di Bankitalia dimostrano, almeno 1,6 milioni di lavoratori fuori da ogni protezione, senza contare tutti quelli per i quali stanno arrivando a scadenza i periodi di tutela".