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Pescara, 22/04/2026
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15/10/2009
Il Messaggero
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Tutti in fila per una poltrona alla Regione. Esclusi, trombati, candidati mancati: le nomine che imbarazzano il governatore |
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PESCARA - Puntuali, i primi ad arrivare, i primi a scalpitare a farsi vedere ad agitarsi. Erano tutti lì al museo Colonna ad aspettare il vicecapogruppo Gaetano Quagliariello i trombati, i riciclati, i nuovi acquisti, quelli che non sono stati candidati ma hanno sostenuto la lista. Portatori d'acqua, li chiamano: tutti in lista d'attesa per un posto un incarico un consiglio d'amministrazione una poltrona purchessia, vengono all'incasso del Pdl forti di una promessa probabilmente buttata là dal senatore ai tempi della campagna elettorale. C'erano Mario Amicone, Benigno D'Orazio, Maurizio Teodoro e tanti altri lunedì sera ad ascoltare lo statomaggiore del Pdl che dissertava sulla nuova classe dirigente. Nuova per ora è un'aspirazione attuata a metà, che deve fare i conti con le scorie e le eredità ingombranti di due partiti diventati da poco carro del vincitore e per questo ambito, corteggiato, assaltato. Aspettative ambizioni e pretese che mettono in grave imbarazzo il centrodestra ma soprattutto Gianni Chiodi, che contrastano con le dichiarazioni della prima ora, «meritocrazia prima di tutto», e che si sommano al passo falso del difensore civico. E che rischiano di bloccare le nomine dell'Arpa e di molti altri enti. Così a parte i nomi di Rocco Ricucci alla Fira, di Napoleone alla Saga, di Nello Rapini ad Abruzzo Sviluppo, tutto il resto è ancora da decidere. La patata bollente sta ora nelle mani di Chiodi che vuole evitare a tutti i costi di dover annunciare nomine che nulla hanno di nuovo soprattutto nei criteri di scelta. Si invocano le regole del Pdl che già ai tempi delle candidature stabilivano che non dovessero essere candidati i trombati o gli acquisti dell'ultim'ora (lo stop imposto dall'ex An a Maurizio Teodoro, passato da poco dalla poltrona di capogruppo Pd a quella del Pdl, fu aggirato soltanto grazie alle pressioni dell'allora coordinatore regionale Andrea Pastore): regole che dovrebbero valere ancora oggi per lo stesso Teodoro che non è stato eletto alla Regione nonostante avesse annunciato a tutto il mondo di risultare primo degli eletti, per Benigno D'Orazio che è tornato nel Pdl dopo un passaggio infruttuoso nella Destra di Storace e che si è candidato con una lista civica a sindaco di Pineto, per lo stesso Mario Amicone che ha abbandonato l'Udc a causa delle sue simpatie per il centrodestra. Passano all'incasso tutti, chiedono il conto al Pdl facendo leva sul fragile equilibrio di Filippo Piccone. Persino l'assessore Carlo Masci, anche lui in prima fila da Quagliariello, batte il pugno sul tavolo perchè sulle nomine non vuole cedere di un millimetro e lo ha dimostrato anche alla Provincia di Pescara. Aspettano il leader e fanno finta di ascoltare: in platea gira di mano in mano la rivista "Abruzzo economia", si indicano le foto, ecco ci sei tu, guarda tizio, ecco caio. Ma sulle nomine il Pdl adesso è davvero di fronte a un bivio e rischia di pagare cari anche gli ingaggi della prima ora di amici e colleghi di studio: assoldato da Chiodi e subito sparito il suo collega di studio Carmine Tancredi col quale il presidente della Regione condivide lo studio di commercialista a Teramo, adesso anche il vicepresidente Alfredo Castiglione chiede di poter fare lo stesso. Col suo collega di studio. E naturalmente, nessuno adesso può dargli torto: o tutti o nessuno.
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