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Pescara, 22/04/2026
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Data: 15/10/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Nuovo strappo di Mino Fuccillo

Prima o poi dovranno scontrarsi e non solo misurarsi, prima o poi dovranno smettere di far finta che l'altro non ci sia o che non conti. Prima o poi Berlusconi e Fini dovranno muoversi dal reciproco surplace. Prima o poi anche la gente di destra e perfino il Tg1 dovranno accorgersi che non solo non parlano la stessa lingua ma che non possono continuare come due parallele che scorrono senza incontrarsi mai. Fini e Berlusconi: due politiche e culture diverse e contraddittorie dentro lo stesso partito.
Ieri per Berlusconi è stata un'altra giornata di gloria annunciata e festa dichiarata: «regalo di Natale» promesso agli italiani, l'avvio entro dicembre-gennaio del ponte sullo Stretto. E poi la dichiarazione orgogliosa che il debito pubblico crescente non fermerà la pubblica spesa. Orgogliosa e incauta nel giorno in cui l'Europa giudica «insostenibili» i conti pubblici italiani. Dunque un premier bulldozer che spiana gli ostacoli, nelle parole, nelle intenzioni, nella strategia.
Ieri per Fini è stata un'altra giornata di riflessione, prudenza, realismo e rispetto delle regole. Il presidente della Camera ha detto l'ovvio: separare le carriere dei magistrati si può, sottoporre i pubblici ministeri, la magistratura ad altro potere dello Stato, cioè al governo, è invece contro la Costituzione e l'interesse del paese. E poi le altre riforme istituzionali è saggio farle con l'opposizione. Farle da sola la maggioranza legittimamente può, ma poi inciampa nei referendum e le riforme restano battaglie e guerre senza vincitori. L'immagine del paese? Per Fini «dipende da tutti e non solo dalla stampa». L'ovvio, ma un ovvio che appare eccezionale perché è il contrario di ciò che Berlusconi pensa, dice e prepara in materia di giustizia, Costituzione e poteri dello Stato.
Prima o poi. Prima Berlusconi travolgerà Fini con la forza del suo consenso, dei parlamentari a lui fedeli, con l'imponenza del suo potere nel Pdl. Prima che poi deciderà di farlo. Poi, se Fini avrà resistito allo tsunami politico che lo investirà, costruirà, ricostruirà la sua destra, un'altra destra, quella della Costituzione, della legge, dell'ordine, dei diritti e dei doveri insieme. Un giorno, se sarà politicamente sopravvissuto, lo farà. Un giorno, ma non ancora.


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