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Pescara, 22/04/2026
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Data: 15/10/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Chiodi chiama Letta e Berlusconi: enti espropriati «L'Abruzzo prima di tutto»: l'allarme rientra, e per oggi è atteso un decreto riparatore

L'AQUILA - Non c'è un momento da perdere, neppure uno. Alle nove di mattina il presidente della Regione Gianni Chiodi impugna il telefono e chiama prima Gianni Letta e poi Berlusconi. Letta, «il tutor dell'Abruzzo» come lo battezzò il premier a Montesilvano in piena campagna elettorale per le Regionali facendo infuriare il candidato presidente, ma come l'Abruzzo ha bisogno di un tutor, ecco adesso sì, adesso ne ha bisogno. Ora è tornato utile.
La bozza di ordinanza della Protezione civile che mette fuori gioco gli enti locali dalla ricostruzione del centro storico dell'Aquila e commissaria il commissario, cioè il presidente della Regione, sarà rispedita al mittente. Cancellata, ridotta in cenere e archiviata nel cestino di Guido Bertolaso. Lo garantiscono prima Letta poi Berlusconi a un preoccupatissimo Gianni Chiodi ieri mattina alle nove nel corso di due telefonate fuoco e fiamme. Il mite Chiodi si arrabbia, minaccia di dare fuoco alle ceneri, racconta a Letta che fuori dalla sua stanza c'è uno stuolo di amministratori e primo fra tutti il vicepresidente della Regione Giorgio De Matteis, pronti a scendere in piazza per L'Aquila. Politici, assessori, consiglieri di centrosinistra e di centrodestra che vogliono scrivere il proprio destino, progettare la ricostruzione, ridare un volto all'Aquila così come stabilisce la legge. E che non ci pensano proprio a farsi espropriare e mettere nel sacco da Bertolaso. Letta e Berlusconi ascoltano e promettono: condividono le preoccupazioni di Chiodi, lo rassicurano, entro una settimana uscirà la nuova ordinanza riveduta e corretta. O anche un decreto legge che ribadisce il ruolo di Chiodi nella ricostruzione, è questa la promessa.
Quando il presidente mette giù il telefono, incontra il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, l'unico al corrente dell'ordinanza e detta all'ufficio stampa una dichiarazione diplomatica, che serve a non mettere in difficoltà il governo alleato nè la Protezione civile: «L'ipotesi di ordinanza è semplicemente frutto del lavoro della Protezione civile per individuare un modello organizzativo e per iniziare un dibattito in tal senso. Il commissario delegato - spiega il Presidente - necessita di una struttura tecnica che lo possa coadiuvare nel delicato compito. Ringrazio la Protezione civile per aver dato un contributo a questa discussione». Quell'ordinanza per Chiodi è insomma un semplice contributo, e come tale va rispedita al mittente. Ma nonostante le rassicurazioni, Chiodi non si fida, non ancora. Per questo già stamattina potrebbe mettere la firma sul primo atto ufficiale da commissario delegato alla ricostruzione, appunto per ribadire che non retrocederà di un millimetro. «Chiaro che il presidente non firmerà mai un'ordinanza che non sia in linea con la sua idea di ricostruzione e col ruolo che gli spetta per legge», dicono dal suo staff. Ed è ciò che ieri mattina Chiodi ha detto a Letta. «Mai». Per lui è una scommessa difficile, impegnativa, rischiosa, ma appassionante: sa che mette in gioco la sua credibilità, ma sa anche che è la sfida più importante che un presidente di Regione si trova ad affrontare. «L'interesse dell'Abruzzo e dell'Aquila prima di ogni altro», ha detto ieri mattina ai suoi collaboratori annunciando che continuerà a lavorare nella direzione stabilita, ricercando una intesa totale con Comune e Provincia e completando la struttura tecnica di missione che dovrà progettare la ricostruzione del centro storico dell'Aquila. Dietro ce li ha tutti. Spiega De Matteis: «La bozza di ordinanza è una prevaricazione bella e buona che va rispedita al mittente. Deve essere chiaro che qui in Abruzzo ognuno deve stare al posto suo: il tentativo che ha fatto la Protezione civile di inserirsi sfruttando l'argomento di una presunta incomprensione tra gli enti locali è davvero vergognoso». Adesso si tratta di stabilire da dove sia spuntata fuori quella bozza, che tagliando fuori gli enti locali, mette in campo invece la task force della ricostruzione ReLuiss-Fintecna e Cineas, così cara al ministro Tremonti.



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