Freddo, neve sui monti, temperature rigide, pioggia e grandine in ordine sparso in molte zone. Non c'è dubbio che sia cominciato l'inverno all'Aquila. Un nuovo ostacolo per la vita quotidiana dei 6.009 sfollati (4.700 nella città dell'Aquila) che vivono ancora nelle tende e un rallentamento ai lavori di ricostruzione. È stata un'altra notte molto dura nelle tendopoli per il freddo pungente: disagi che si sono ripetuti anche nella prima mattinata di ieri per i ragazzi che vanno ancora a scuola nelle tende e non in strutture provvisorie. La Protezione civile nazionale sta accelerando la tempistica del piano di smantellamento, ma incontra grossi ostacoli e, in alcuni casi, vere e proprie resistenze al trasferimento altrove. È il caso di Arischia, dove ieri è stata tentata la "dismissione" del campo, senza esito. L'esercito ha provato a "convincere" gli sfollati a trovare nuove sistemazioni, ma le persone hanno preferito "resistere" pur di evitare di spostarsi dal paese. A piazza d'Armi sono rimasti venti irriducibili. Le aree in dismissione sono dieci sulle sessanta ancora attive. Le tendopoli chiuse sono 111 su 171. Le tende ancora montate quasi duemila. Entro la fine del mese, le tendopoli più grandi «saranno chiuse a patto che le persone collaborino e accettino le sistemazioni provvisorie negli alberghi prossimi all'Aquila in attesa di avere una sistemazione nelle case». Il dirigente della Protezione civile, Fabrizio Curcio, nel fare il punto della situazione sul piano di dismissione, non nega che sono ancora molte le persone che rifiutano di lasciare le tende per andare negli alberghi: ieri l'altro e ieri la Protezione civile ha lavorato al campo aquilano del Globo dove vivono 671 persone. Polemici i comitati cittadini, che hanno diffuso una lettera aperta: «Con il freddo la scelta ideologica di evitare per la prima volta nella storia dei post terremoti qualsiasi forma di modulo removibile, messa in atto da Protezione civile e dall'amministrazione comunale, sta producendo il suo principale effetto: cacciare gli aquilani dalla propria città. "Saltare la fase intermedia passando direttamente dalle tende a case vere" era stato dichiarato ad aprile da Governo, Protezione civile e Comune dell'Aquila. Scelta che più volte abbiamo avuto modo di denunciare come erronea e drammatica». I Vigili del fuoco sono intervenuti ieri mattina per domare le fiamme che si sono sprigionate all'interno di una roulotte parcheggiata davanti alla tendopoli di San Gregorio. All'interno viveva una persona, originaria di Napoli, che è rimasta illesa. La roulotte, parcheggiata insieme ad altri camper a ridosso dell'entrata principale del campo, si serviva dei servizi messi a disposizione degli sfollati. L'incendio sarebbe stato provocato da un corto circuito interno.
Intanto è ancora vivo il dibattito sulla mozione unitaria, approvata alla Camera, finalizzata a promuovere ulteriori misure per i Comuni e gli abitanti delle zone terremotate. Il consigliere regionale del Pdci, Antonio Saia, la ritiene «senz'altro cosa utile e positiva». Tuttavia, dice, «non si può non rilevare che le misure indicate sono ancora insufficienti e soprattutto l'entità degli stanziamenti e la certezza dei tempi per la loro erogazione non sono tali da tranquillizzare». Saia, poi, sottolinea «il ritardo con cui si procede nella ricostruzione e riparazione dei centri storici, a fronte di una accelerazione dei lavori relativi a nuove costruzioni che non hanno alcun collegamento con l'assetto urbano dell'Aquila e che non lasciano prevedere un accettabile livello di socializzazione».