I consiglieri comunali e provinciali di Rialzati Abruzzo-Pescara Futura non parteciperanno ai rispettivi Consigli convocati per oggi. Uno "sciopero" deciso in autonomia dai gruppi consiliari dopo la relazione del coordinatore politico del partito, Vittorio Mingione. Solo Giorgio De Luca, presidente del Consiglio provinciale, sarà al suo posto per rispetto del ruolo. A Palazzo dei marmi non ci saranno Ruggero e Cola. In Comune resteranno vuote le poltrone di Santilli, Bruno, Di Pino, Di Marco, Mambella, Volpe e Masci.
Se non è una rottura, di sicuro è uno scricchiolìo forte che mette a rischio la tenuta della nuova maggioranza nei due palazzi. Non l'unico, a dirla tutta, dal momento che anche l'Udc ha promesso fuoco e fiamme se il Pdl non rispetterà l'accordo pre-eletorale sul difensore civico: l'onorevole Rodolfo De Laurentiis ne discuterà oggi con il sindaco Luigi Albore Mascia.
La sortita di Pescara Futura Rialzati Abruzzo non è un fulmine a ciel sereno. Già una settimana fa lo stesso Vittorio Mingione non l'aveva mandata a dire a Guerino Testa, criticandolo per la nomina di un dirigente alla Provincia, l'unico scelto all'esterno: per Mingione quella scelta passò senza l'approvazione degli alleati; secondo Testa, invece, la nomina fu condivisa da tutti, «qui andiamo d'amore e d'accordo» era stata la sua replica. Lo strappo annunciato oggi da Pescara Futura dice che le cose non stanno così. Ovvero dice che c'è una interpretazione tutt'altro che condivisa sul modo di fare amministrazione pubblica. «Testa e Mascia hanno la testa altrove» tuona Mingione, ma più duro di lui è Carlo Masci, il leader del partito: «La guerra per le poltrone non c'entra, l'ingaggio di Michele Lepore a consulente tecnico dell'amministrazione comunale fu deciso dallo stesso Mascia già quando l'architetto assunse il ruolo di coordinatore del programma elettorale della coalizione di centrodestra» dichiara Masci, che va dritto al sodo: questa maggioranza deve fare di più, in Provincia e in Comune. «Non possiamo più perdere tempo, rimbocchiamoci le maniche - insiste Masci -, città e Provincia hanno bisogno di governi che sappiano dare ai cittadini le risposte che in questi anni non sono state date. C'è bisogno di una scossa - insiste -. Noi siamo pronti all'innovazione, è per questo che gli elettori ci hanno dato fiducia». Mingione ascolta e annuisce. Molti altri, anche nel Pdl e nella lista Teodoro la pensano come Pescara Futura. Dunque al lavoro.