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Pescara, 22/04/2026
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Data: 17/10/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lodo Mondadori, Canale 5 filma il giudice. E' scontro. Interviene il garante della privacy. Il Csm: pratica a tutela di Mesiano. Mediaset: non accettiamo bacchettate

ROMA - Forse non se l'aspettava neanche lui, Raimondo Mesiano, tanta celebrità improvvisa. Magari agli sguardi incuriositi di avvocati e cancellieri c'era abituato da tempo, questo giudice che rischia di passare alla storia per essere stato promosso al massimo livello della magistratura dopo aver dato del corruttore a Berlusconi in una sentenza civile, condannandolo pure a pagare 750milioni di risarcimento all'ingegner De Benedetti. Ma credeva che fosse per via di quei calzini turchesi che talvolta sbucano dai suoi pantaloni, oppure per i maglioni vivaci che indossa in tribunale. Invece da ieri il suo nome è sul tavolo del Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, che sta decidendo se è il caso di difenderlo - e in che modo - dalle telecamere e dai cronisti che stanno scandagliando la sua vita alla ricerca di dettagli che possano metterlo in cattiva luce. Lo hanno seguito dal barbiere, lo hanno ripreso mentre passeggiava in strada, hanno tirato fuori quella vecchia cena in cui avrebbe brindato dicendo «Berlusconi deve andarsene». A creare il caso è stato Canale 5, con un servizio girato con una telecamera nascosta, che mostra Mesiano nel suo giorno di riposo. Mocassini bianchi, calzino turchese, abbigliamento casual, la toga è stata seguita fin dentro la sala di un barbiere, mentre aveva la guance bianche di schiuma. Fino a che ieri mattina il presidente dell'Associazione Magistrati, Luca Palamara, ha preso carta e penna e ha chiesto al Garante della Privacy di intervenire per bloccare la «gravissima campagna di denigrazione e di aggressione nei confronti del giudice Raimondo Mesiano da parte dei giornali e delle televisioni del gruppo Fininvest e della famiglia Berlusconi». E al fianco di Mesiano si è schierata pure la Fnsi, la Federazione nazionale della stampa, denunciando il «pestaggio mediatico» alla toga milanese.
A stretto giro è arrivata la replica di Mediaset, nemmeno troppo morbida: «Non accettiamo bacchettate da chi negli ultimi mesi ha reso sistematica prassi giornalistica lo spionaggio a senso unico dal buco della serratura. Vogliamo tutti maggiore sobrietà nell'informazione? Le News di Mediaset raccolgono l'invito in attesa che lo stesso facciano quelli che così istericamente ci criticano». E Claudio Brachino, che ha mandato in onda il servizio su Mattino 5, ha aggiunto: «L'unica vittima di pestaggio mediatico sono io». Intanto è il Csm ad avviare una pratica a tutela di Mesiano, chiedendo anche l'acquisizione del video. La vicenda è finita anche all'attenzione del presidente Napolitano; perché Luca Palamara ha indirizzato una missiva pure al Quirinale, per esprimere preoccupazione per «la grave tensione che coinvolge le istituzioni del Paese e rischia di alterare l'equilibrio tra poteri dello Stato». La politica si divide: «Mediaset è andata a seguire il giudice della sentenza Mondadori per vedere che calzini usa o se fuma. Questo è usare l'informazione come corpo contundente», ha detto il leader Pierluigi Bersani; mentre il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, ribatte: «A sinistra dovrebbero occuparsi dei pulpiti da cui fanno le loro prediche, dopo che per anni hanno assistito ad arene televisive costruite per aggredire gli avversari politici, sostenere tesi precostituite, sfregiare persone nella loro immagine e nella loro reputazione».

L'IdV: se Mesiano è strano che dire di uno che a 73 anni si mette tacchi e cerone?

ROMA. «È vergognosa ed inquietante l'opera di killeraggio mediatico a danno del giudice Mesiano andato in onda durante la trasmissione Mattino 5», è la reazione dell'on. Fabio Evangelisti, vicepresidente del gruppo di Italia dei Valori alla Camera, sul servizio trasmesso da Canale 5. «Se indossare calzini turchesi su mocassini bianchi - commenta Evangelisti - è il segno evidente di stranezza e instabilità mentale, indossare i tacchi, mettersi il cerone e tingersi i capelli a 73 anni suonati lo è di più».
Sulla stessa linea i senatori Pancho Pardi e Giuseppe Caforio, dell'IdV: «Il Grande fratello di Orwell ha assunto le sembianze della giornalista Annalisa Spinoso, autrice del servizio. Grazie al suo fiuto da detective abbiamo scoperto che quando il giudice Mesiano non lavora indossa calzini azzurri, fuma per strada e addirittura osa andare dal barbiere», commentano.
Di un «servizio inquietante» parla anche il responsabile giustizia del Pd Lanfranco Tenaglia. «Inquietante per i toni che cercano di suggerire l'eventuale stranezza del magistrato per il suo abbigliamento e del suo modo di spostarsi per la città. Una personalità confusa? Uno spaesato un po' matto e inaffidabile?», si chiede Tenaglia. «C'è da chiedersi ormai in che Paese siamo, se un giudice (ma chiunque) può essere seguito come in un film giallo di serie b - commenta Vincenzo Vita, senatore del Pd e membro della commissione di Vigilanza Rai - Sarebbe un orrendo tv movie, se non ci fossero in ballo la democrazia e la libertà in Italia».

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