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Pescara, 22/04/2026
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17/10/2009
Il Messaggero
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Angelini, Aracu, i soldi al Pdl, il «non ricordo» di Sandro Bondi. Il ministro interrogato come testimone sulle tangenti del centrodestra |
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PESCARA - Una corsa in autostrada per verbalizzare un lapidario «non ricordo». E' comunque un passo avanti improtante per l'inchiesta sullo scandalo sanità in Abruzzo. Dopo l'onorevole Fabrizio Cicchitto (indagato per ricettazione) anche un ministro della Repubblica sfila davanti ai magistrati pescaresi. E' il ministro dei beni culturali Sandro Bondi che ieri mattina è stato ascoltato dal pool (il procuratore Nicola Trifuoggi e i sostituti Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio) come persona informata sui fatti. Un passaggio obbligato dopo l'ultimo interrogatorio di Vincenzo Angelini, il re delle cliniche private, l'imprenditore della sanità che con le sue dichiarazioni ha contribuito a decapitare la giunta di centrosinistra guidata da Ottaviano Del Turco. L'audizione del ministro, giunto puntuale in tribunale con la sua auto blu intorno alle 9,15, è durata poco meno di mezz'ora. Il tempo di accendere i registratori e di rivolgergli qualche domanda. Intorno alle dieci Bondi è uscito dallo studio del procuratore, senza scorta, seguito soltanto dal suo autista. Era stato convocato per chiarire alcuni aspetti relativi all'incontro che l'allora coordinatore nazionale di Forza Italia, ebbe con Angelini a Roma e soprattutto puntualizzare qualche passaggio sul collega di partito Sabatino Aracu, la cui posizione è l'unica ancora aperta e che potrebbe portare a qualche novità, proprio alla vigilia della chiusura delle indagini. E Bondi avrebbe confermato ai magistrati il colloquio avuto con l'imprenditore della sanità privata proprio alla vigilia delle elezioni del 2005. In quella circostanza i due parlarono della situazione politica abruzzese in generale, senza riferimenti specifici: questo almeno avrebbe sostenuto il ministro. Mentre invece i magistrati, con il verbale di interrogatorio alla mano di Angelini, avrebbe chiesto se venne affrontato anche il problema Aracu, così come almeno lo aveva configurato lo stesso Angelini. E cioè che la situazione abruzzese era molto preoccupante in quanto l'onorevole Sabatino Aracu, all'epoca coordinatore regionale di Forza Italia, più che del partito si preoccupava di fare affari e di spillare soldi ad Angelini, ricordando all'imprenditore il suo ruolo e il fatto che era in grado di controllare l'allora assessore regionale alla sanità, Vito Domenici e l'ex manager della Asl di Chieti Luigi Conga: quelli, in sostanza, che avrebbero dovuto dare i soldi ad Angelini. E quest'ultimo si sarebbe recato a Roma proprio per raccontare a Bondi le malefatte di Aracu. Ma su questo punto il ministro Bondi sarebbe stato più che evasivo, anzi telegrafico: «Non ricordo». Se vogliamo, non vuol dire che Angelini non gliene abbia mai parlato. Un modo per salvare tutti e due. Bondi avrebbe invece confermato che Angelini espresse il desiderio di contribuire al finanziamento del partito e per questo lo stesso ministro lo indirizzò all'onorevole Rocco Crimi, amministratore di Forza Italia, che gli spiegò come avrebbe dovuto fare. E infatti cinque società del gruppo Angelini alla fine versarono, ognuna, centomila euro a Forza Italia, somma che venne regolarmente registrata in uscita dalle società del gruppo e in entrata alla Camera. Tutto perfettamente regolare. Quello fu l'unico incontro che l'attuale ministro avrebbe avuto con Vincenzo Angelini. Ma di Bondi, così come di altri personaggi di primo piano dell'ex partito di Forza Italia, ne parlò invece la ex moglie di Aracu, Maria Maurizio, nel memoriale che depositò in procura qualche tempo fa e che permise alla procura di scoprire che l'onorevole Aracu aveva intascato da Angelini, direttamente o attraverso l'ex manager della Asl di Chieti, Luigi Conga, tangenti per un totale di un milione di euro. Quanto a Bondi e agli altri esponenti nazionali del partito, la Maurizio scrisse che il marito era solito fare omaggi preziosi alle loro consorti: e parlò di Cicchitto, Bondi, Letta e Colucci, uno dei questori della Camera dei Deputati. Non solo, ma aggiunse che per quanto riguardava l'onorevole Cicchitto a quest'ultimo il marito versava circa 500 mila euro l'anno. Circostanza fermamente smentita dallo stesso Cicchitto durante l'interrogatorio, che non ha trovato neppure riscontri nel corso delle indagini, anche perchè la signora Maurizio l'avrebbe saputo soltanto dal marito.
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