Il giuslavorista Ichino: atteggiamento demagogico
ROMA. «Non credo che la mobilità di per sè sia un valore, penso che in strutture sociali come la nostra il posto fisso è la base su cui organizzare il tuo progetto di vita e di famiglia». Chi lo dice è il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, in un convegno a Milano.
Dopo oltre un decennio di leggi che hanno introdotto flessibilità e precarietà nel mondo del lavoro (dal pacchetto Treu alla legge 30), il ministro Tremonti mette in discussione uno dei capisaldi del liberismo economico: «La variabilità del posto di lavoro, l'incertezza, la mutabilità - spiega - per alcuni sono un valore in sè, per me onestamente no». Soddisfazione ma anche sorpresa nell'opposizione e nel sindacato.
Precarietà a vita. La legge 30 ha dato riconoscimento giuridico a nuove forme di lavoro ma ha introdotto norme come il contratto intermittente o lavoro a chiamata che hanno trasformato la flessibilità in precarietà a vita. Secondo fonti del Nidil-Cgil sono 3,6 milioni i lavoratori con contratti a termine, rapporti di somministrazione e parasubordinati. Si tratta di persone esposte alla crisi e senza tutele. L'Istat conferma infatti come il posto fisso abbia retto meglio degli altri al calo della domanda: -9,4% di contratti a termine contro un +0,4% a tempo indeterminato.
Quando la legge 30 fu approvata nel febbraio 2003 fu considerata uno dei fiori all'occhiello del secondo governo Berlusconi e salutata come una conquista che avrebbe incrementato l'occupazione aiutando le imprese a semplificare le procedure. A differenza del precedente pacchetto-Treu, che aveva introdotto il lavoro temporaneo ma garantiva la possibilità di trasformarlo a tempo indeterminato, la legge Maroni istituzionalizza una serie di figure precarie. Uno degli aspetti più controversi è, ad esempio, la flessibilità trasformata in precarietà senza ammortizzatori sociali.
Le reazioni. Polemico il giuslavorista e deputato del Pd Pietro Ichino che vede nel ministro un atteggiamento «demagogico»: «Se Tremonti vuol dire che la sicurezza del lavoro e del reddito è un bene della vita, dice solo un'ovvietà. Se invece vuol dire che questo bene si può proteggere efficacemente ancora oggi secondo il vecchio modello del posto di lavoro a vita allora la sua affermazione è demagogica». Ichino spiega perchè non si può più ragionare come un tempo: «Oggi il ritmo di obsolescenza delle tecniche applicate e degli stessi prodotti, quindi anche dalle aziende che li producono, si misura in pochi anni se non in mesi. Pensare che la sicurezza del lavoratore possa essere affidata alle ingessature della struttura produttiva è irrealistico: la sicurezza si garantisce assicurando ai lavoratori, nei processi di aggiustamento industriale, un robusto sostegno del reddito e efficaci servizi di ricollocazione e riqualificazione nel mercato».
Per il Pdci, Tremonti ha «una gran faccia tosta» mentre secondo l'Idv «sta sfasciando lo stato sociale». Il ministro «predica bene e razzola male» afferma il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero. L'opposizione chiede al governo di essere coerente e di varare una norma ad hoc per il blocco dei licenziamenti nel settore privato e pubblico. «Chiedete un commento a Confindustria», risponde Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil. Per Raffaele Bonanni, leader Cisl, sono invece «condivisibili» le affermazioni del ministro ma sottolinea che «bisogna pagare di più la flessibilità».
«Il ministro dice tutto e il contrario di tutto»
Bersani: ne parli con i precari cacciati da lui e dalla Gelmini
ASCOLI PICENO. «Sarebbe il caso che Tremonti chiarisse il suo pensiero in Parlamento, dove oggi si parlerà dei precari della scuola, gente che da 8-9-12 anni ha lavorato con contratti rinnovati, e ora si vede buttata per strada da Tremonti e Gelmini».
«Il posto fisso - si chiede Pierluigi Bersani, candidato alla segreteria del Pd - Tremonti lo intende a casa o al lavoro?». Bersani, tra lo sbalordito e l'incredulo, ha ironizzato ieri ad Ascoli, sulla dichiarazione del ministro dell'Economia, in merito alla situazione dell'occupazione nel nostro Paese.
«Se un precario avesse ascoltato quello che ha detto ancora Tremonti, sarebbe andato fuori di testa» ha sostenuto il candidato alla guida del partito democratico. Ed ha aggiunto: «La verità è che siamo arrivati ormai al punto che il ministro dell'Economia, in quest'ultimo anno dicendo tutto e il contrario di tutto, per assurdo ogni volta è stato applaudito.
A cosa mi riferisco? Per tranquillizzare sulla crisi prima disse di aver fatto l'accordo con le banche poi le ha criminalizzate, perché evidentemente non esisteva proprio che avendo dato loro i soldi poi questi soldi sarebbero arrivati alle piccole e medie imprese, cosa che appunto non è accaduta. E successivamente - ha proseguito Bersani - ha affermato che i soldi c'erano e poi improvvisamente non c'erano più, facendo passare il messaggio che la crisi si combatteva non facendo niente, in maniera prudente, senza intervenire, senza un dibattito parlamentare, senza una manovra seria, un piano minimo. E tutti lì ancora ad omaggiarlo» ha chiosato il candidato per la leadership del PD.
«E poi questa storia ripetuta da lui e dal suo capo per un anno e mezzo - chiude Bersani - cioè che nessuno veniva lasciato a casa, se perdeva il posto di lavoro? Si vedono adesso i risultati, quella era solo una balla colossale».