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Data: 20/10/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Sit-it dei sindacalisti davanti alla Merker. Marinucci (Fiom Cgil): la fabbrica chiuderà, devono intervenire subito le istituzioni

Tocco da Casauria. Allarme sul futuro dell'azienda dove ci sono 180 cassintegrati, previste altre iniziative di protesta
A novembre incontro con il liquidatore sugli stipendi arretrati

TOCCO DA CASAURIA. Sit-in ieri davanti ai cancelli della Merker Spa, tra le maggiori realtà lavorative regionali, organizzato dalla Fiom Cgil, per tenere viva la contrattazione sul settore metalmeccanico. È quello che al momento risente molto di più della recessione economica.
Sono giunte delegazioni in rappresentanza un po' di tutte le maggiori aziende della regione: dalla Sevel alla Di Zio serbatoi, dalla Abb di Loreto Aprutino alla Imte, Italcable, Novares e Raikam.
A coordinare le operazioni il responsabile provinciale della Fiom, Luigi Marinucci.
Durante il piantonemanto c'è stata anche l'uscita dei lavoratori dalla fabbrica: chi si apsettava la fiumana di gente, è rimasto sorpreso, erano solo poche decine. Gli altri 180 sono tutti in cassa integrazione.
«E dalla Merker i segnali sono noti», ha detto Marinucci, «l'amministrare delegato, Luca Margaritelli, è stato fin troppo chiaro, ha detto che l'industria di rimorchi potrà andare avanti ancora un anno, in queste condizioni, poi ci sarà la chiusura deifnitiva. Perciò è necessario che qui intervengano le istituzioni regionali e governative, per avere speranze che non sfumino domani. La posta in gioco è troppo alta».
La manifestazione di ieri è la prima di una serie.
I lavoratori e i sindacalisti, infatti, la ripeteranno davanti a tutte le fabbriche metalmeccaniche della regione; un'inziativa che dovrà spianare la strada a una manifestazione regionale, in corso di preparazione.
È stato confermato per il 30 novembre l'incontro con Guglielmo Lancasteri, il liquidatore della ex società Meker, per tentare di ottenere ancora le pendenze arretrate da parte dei lavoratori, creditori di somme che si aggirano dai mille a duemila euro ciascuno.

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