I contratti nazionali, ma anche quelli di secondo livello, potrebbero impegnare i datori di lavoro a riconoscere un contributo alle spese sostenute dai lavoratori. In questo caso il ticket o buono trasporto si presta, per le caratteristiche richiamate, a una facile attuazione e rispetto degli impegni contrattuali sottoscritti». Finora, però, le varie formule di agevolazioni hanno dovuto muoversi nell'ambito di una normativa piuttosto restrittiva. L'articolo 5 1 , comma 3 del Tuir (Testo unico 22 dicembre 1986 n. 917) da, infatti, la possibilità di inserire la spesa aziendale per il Tpl tra i «fringe benefits» entro il tetto complessivo di 258,23 euro (nel quale rientrano anche cellulari, auto aziendale e c c ) , mentre il comma 2-d concede l'agevolazione fiscale per «le prestazioni di servizio di trasporto collettivo alla generalità o a categorie di dipendenti, anche se affidate a terzi ivi compresi gli esercenti servizi pubblici». Quest'ultimo comma, generalmente utilizzato per l'istituzione di navette aziendali, può coprire anche un abbonamento al Tpl legato strettamente agli orari di lavoro. È la formula scelta da Atm che da poco ha lanciato il «Mobility pass». È una formula rivolta esclusivamente alle aziende che hanno la possibilità di acquistare gli abbonamenti per i loro dipendenti, deducendoli interamente dall'imponibile fiscale. L'unica limitazione è legata all'orario di lavoro: un sistema altamente tecnologico (gestito dalla Sodexo, leader dei ticket lunch) monitora gli spostamenti degli abbonati. In realtà, Atm concede anche la possibilità al lavoratore di integrare, acquistando la facoltà di spostarsi in altri orari. «Abbiamo iniziato un paio di anni fa - dice Alberto Di Luca, vicepresidente di Atm servizi - con la formula Keyaccount rivolta ai grandi clienti. Ora vediamo che gli abbonamenti aziendali stanno aumentando: con Mobility pass stiamo puntando su questo nuovo trend. Ci crediamo, magari ci vorrà del tempo, ma pensiamo che decollerà». Sostegni arrivano anche dagli enti locali. E il caso del Piemonte, che ha fatto un bando per il finanziamento del 33% degli abbonamenti aziendali, richiedendo alle aziende di mettere almeno il 20% (alcune Pmi hanno coperto il 66%). Infine, Venezia, unica città italiana con un bando aperto per il ticket trasporto, un buono cartaceo con il quale acquistare dal biglietto dell'autobus o del treno, al car sharing, fino alla bicicletta e al parcheggio di scambio, un modo per distribuire salario aggiuntivo senza carico fiscale per gli imprenditori e con grandi benefici per la mobilità nelle città Ma le norme vigenti sono piuttosto restrittive Ticket trasporto, bonus, abbonamento agevolato e rateizzato. Ogni forma è buona per abbassare il costo della mobilità dei dipendenti (in alcuni casi fino oltre il 50%) e spingerli sul mezzo pubblico. Complice la crisi economica, grandi colossi come Eni ed Enel, ma anche amministrazioni pubbliche come il Comune di Venezia e la Regione Piemonte si sono mosse per trovare soluzioni che conciliassero la mobilità sostenibile con le esigenze del portafogli. E le aziende non sono rimaste a guardare. È il caso di Atm, che ha lanciato il «mobility pass», un voucher valido sui percorsi casa-lavoro, oppure di Roma, dove l'Atac ha stipulato circa 50 convenzioni aziendali. La formula del ticket, in grado di dare salario aggiuntivo al dipendente senza carico fiscale per le aziende con un grande beneficio per la collettività, è invocata anche dai sindacati. «Gli spostamenti casa-lavoro fanno parte a tutti gli effetti del rapporto di lavoro - spiega Fulvio Giacomassi, segretario confederale Cisl nazionale -.