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Pescara, 24/04/2026
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Data: 22/10/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Posto fisso, chimera per un esercito di precari. Contratti a termine, niente stabilità, "pezzi di carta" inutili: ecco il calvario di chi cerca un salario

Laurea e master come passepartout per stage e tirocini, dove già avere un rimborso-spesa è un lusso. Ma anche se si decide di mettere sotto chiave il "pezzo di carta", guadagnarsi la pagnotta può significare riuscire a lavorare appena qualche mese l'anno. «D'estate faccio l'animatrice, a Natale la commessa - racconta Virginia, 29 anni, che alla laurea in conservazione dei beni culturali ha sommato master e tirocini in musei, biblioteche e asili -. Le ho provate di tutte ma trovare un lavoro che dia un minimo di stabilità è impossibile. Menomale che c'è la pensione dei nonni». Mentre il ministro Tremonti rilancia il "posto fisso", il mercato di Pescara si muove controcorrente perché è la precarietà a dettare le regole. Una quarantina al giorno bussano agli uffici del centro per l'impiego. «I giovani sperano ancora in un lavoro per il quale hanno studiato - spiegano dall'ufficio orientamento -. La fascia tra i 35 e i 50 anni, rimasta senza lavoro, si accontenta di tutto: la domanda è sempre più generica e le offerte per lo più a tempo determinato». Basta sbirciare sul web per entrare nella porta del precariato: l'80% degli annunci per frigoristi, geometri, agenti di commercio e altro propone contratti di somministrazione a tempo determinato. Un trend confermato dai dati sugli avviamenti nel secondo trimestre 2009, elaborati dall'ente regionale Abruzzo Lavoro: gli assunti a tempo indeterminato sono il 20% delle new entry, l'80% ha agganciato un lavoro a termine, determinato, a progetto o di collaborazione.
«Le nuove forme contrattuali hanno negli ultimi anni abbassato il costo del lavoro - dice Paolo Castellucci, segretario provinciale Cgil -. La possibilità di rivendicazioni sindacali si è ridotta, così come le condizioni di sicurezza perché il lavoratore in attesa di rinnovo è più ricattabile e, con iL turnover, meno esperto. Ora la crisi ha fatto esplodere la situazione: i precari sono stati i primi ad aver perso il lavoro e la mancanza di garanzie alimenta il nero. Prima di parlare di posto fisso, si dovrebbero estendere da subito gli ammortizzatori sociali ai precari».
Mille i fuoriusciti nel 2009 solo nel settore metalmeccanico. E le spine del precariato hanno punto anche chi il posto fisso ce l'aveva. «Avevo pensato di riscattare la casa popolare in cui vivo, ma chi me lo da più un mutuo?» dice Annamaria, 39 anni, da sette mesi in mobilità dopo 14 anni di contratto a tempo indeterminato a Conforama. Così come Marco, 45 anni: «Un lavoretto per portare a casa la pagnotta riesco pure a trovarlo - dice Marco, a casa con i suoi - ma mi spaventa il futuro: ho 28 anni di contributi con cui rischio di non farci nulla e allora addio pensione. E certo rimarrò bamboccione a vita: che futuro posso garantire ora a una donna?».
Sorride a sentir parlare di posto fisso anche chi ce l'ha ancora, ma non sa fino a quando: è l'esercito dei cassaintegrati, che crescono di giorno in giorno. L'ultima azienda ad aver chiesto gli ammortizzatori è la Oma di Castiglione a Casauria. «Se le commesse non dovessero ripartire, tutti rischiamo il posto - dice Alessio, 29 anni, cassaintegrato alla Di Zio, due figli, un mutuo di 600 euro e la moglie estetista a cui non è stato rinnovato l'apprendistato -. Chi è in cassa integrazione non riesce neppure ad avere una finanziaria per cambiare il frigorifero rotto. Bisogna stringere la cinghia e ogni tanto si chiede aiuto ai genitori».

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