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Data: 23/10/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Berlusconi: «Cancellerò l'Irap» Applaudono Confindustria e artigiani. L'ex ministro Visco con Epifani: meglio farebbe a ridurre l'Irpef

La tassa porta 38,5 milioni di euro nei bilanci delle regioni

MILANO. Il governo ha allo studio l'abolizione dell'Irap, l'imposta regionale sulle attività produttive. Lo ha detto ieri Silvio Berlusconi che, dalla Russia, ha fatto pervenire un messaggio all'assemblea della Cna, la Confederazione nazionale degli artigiani.
Immediate le polemiche, ma il presidente del consiglio trova anche appoggi perché, in tempi di crisi, il taglio di una tassa è sempre ben accetto. Il Cavaliere spiega che l'operazione potrà avvenire in più tappe, partendo da una riduzione fino alla soppressione completa. Intanto si potrebbe partire «con l'elevazione della franchigia in favore delle aziende più piccole». Si parla di elevare la franchigia a 9.500 euro, in pratica di creare una "no tax area", cioè un tetto sotto il quale le pmi non pagherebbero l'Irap. Un'altra via sarebe quella di poter dedurre gli interessi passivi (intervento che costerebbe 3,5 miliardi).
Più in generale, Berlusconi spiega che l'esecutivo sta studiando «altri interventi per ridurre la pressione fiscale». Al momento, però, si può ragionare su sconti fra i 5 e i 7 miliardi di euro (tanti se ne possono incassare dall'imposta del 5% sullo scudo fiscale). L'Irap, va spiegato, non un balzello qualunque ma è una delle grandi imposte. Porta nelle casse delle Regioni circa 38,5 miliardi di euro che vengono utilizzati per sostenere le spese del settore sanità. Si tratta di un'imposta sulle attività produttive, quindi pagata su base regionale da tutti coloro che svolgono un'attività imprenditoriale, dalle grandi industrie ai commercianti e agli artigiani. Il prelievo base, fissato su base nazionale, è del 3,9%, ma sono le Regioni a gestire l'aliquota in modo autonomo, con sconti o maggiorazioni per le diverse tipologie d'impresa. L'imposta era stata introdotta nel 1998 dall'allora ministro Visco ed aveva cancellato sette piccole imposte che, sommate, davano un gettito equivalente (i contributi sanitari, la tassa sulla salute, l'Ilor, l'Iciap, la patrimoniale per le imprese, la tassa sulle partite Iva, ecc..). La Regione che versa di più è la Lombardia (9 milioni e passa), mentre nel Lazio c'è la media più alta per azienda (25mila 750 euro).
Proprio da Vincenzo Visco "padre" dell'Irap, arriva una dura critica al governo e, in parte, anche all'opposizione (Franceschini si era detto d'accordo ad abolire l'imposta). «L'Irap - dice l'ex ministro - è un'imposta equilibrata e la proposta di ridurla è un'affabulazione. Se vogliamo fare bancarotta bisogna continuare così. Se invece ci fossero le risorse, la priorità sarebbe la riduzione dell'Irpef per i lavoratori dipendenti».
Diverse le reazioni dal mondo politico. «Siamo pronti a dare il nostro contributo - dice Donadi (Idv) - ma vogliamo prima capire se si tratta del solito spot o se è davvero una misura allo studio del governo». Critiche arrivano dal Pd: «Il governo studia e promette, intanto le imprese, soprattutto le più piccole, chiudono e i lavoratori vengono licenziati». Critiche vengono da Epifani, segretario della Cgil: «Il primo atto da fare è la riduzione della pressione fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati». «Condividiamo che l'Irap vada ridotta e, in prospettiva, eliminata», dice una nota di Confindustria.
Intanto l'Italia sfonda tutti i tetti del debito rispetto al Pil. Lo dice Eurostat. Il nostro Paese è arriva ad avere un debito pari al 105,8% del prodotto interno lordo, quando la media del Paesi dell'area euro è del 69,3%.

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