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Data: 24/10/2009
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Marrazzo: «Non mi rovinate». E firma tre assegni da 20 mila euro. Filmato per 90 secondi con solo una camicia. L'irruzione e la coca nella casa di Natalie

Per vendere il filmato contattato il reporter del caso Sircana. La moglie avvisata con una telefonata mentre è in diretta tv.

ROMA - Il filmato parte dalla camera da letto. Si vede un uomo che indossa soltanto una camicia, accanto ha un transessuale seminu do. «Favorite i documenti» intima una voce fuori campo. L'uomo sgrana gli occhi. «Non mi rovinate, non mi fate del male» risponde. Poi va verso un tavolino. Poco dopo vengono inquadrate alcune strisce di cocaina e una pic cola cannula per aspirarla. Accanto c'è un tes serino della Regione Lazio che viene «zooma to » per captarne i dettagli. È intestato a Piero Marrazzo. È lui l'uomo ripreso con un telefoni no all'interno dell'appartamento che si trova in via Gradoli, zona nord di Roma.
Il video du ra un minuto e mezzo ed è servito a tenerlo poi sotto ricatto. Perché in quel momento il Governatore, minacciato e per questo preso dal panico, consegna ai due militari che han no compiuto l'irruzione tre assegni per un to tale di 20.000 euro. Titoli che non risultano in cassati, ma che da quel momento lo hanno messo in scacco. Sono i primi di luglio. Mar­razzo lascia l'appartamento e decide di non de nunciare quanto è successo. Probabilmente non sa che sarà costretto a incontrare nuova mente queste persone, a soddisfare alcune lo ro richieste. Non può neanche immaginare che cosa accadrà in seguito.

Per le immagini 140.000 euro - Circa un mese dopo la vicenda finisce al cen tro di un'inchiesta. La versione ufficiale accre dita l'ipotesi che gli accertamenti siano comin ciati captando casualmente una conversazio ne durante la quale si parlava di vendere a un giornale o a una tv «il video di un politico mol to noto con un trans». Ma non è escluso che sia stata invece una «soffiata» a mettere gli in vestigatori del Ros, il Raggruppamento opera tivo speciale dell'Arma, sulla pista giusta. Nel le carte processuali sin qui raccolte si rintrac cia comunque il filo di una storia che ha anco ra molti punti oscuri, soprattutto per le versio ni discordanti dei protagonisti.

La persona che al telefono offre il materiale si chiama Antonio Tamburrino è un giovane carabiniere in servizio alla Compagnia Trionfa le. Le sue parole forniscono la traccia per indi viduare i tre complici: Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini. Si scopre che pure loro sono carabinieri. Si attivano così altre in tercettazioni, i quattro vengono pedinati. Le conversazioni registrate dimostrano che i ten tativi per piazzare il filmato sono continui. Si parte da una richiesta iniziale di 140.000 euro, ma poi le pretese sono sempre più modeste. Ad aiutarli c'è Max Scarfone. È il paparazzo di ventato noto per aver immortalato il portavo ce del governo Prodi Silvio Sircana mentre si avvicinava con l'auto a un transessuale. Agli inizi di luglio viene contattata la direzione del settimanale Oggi. Un inviato esamina il filma to, ma dopo qualche giorno comunica di non essere interessato. Si prova con alcuni quoti diani, ancora una volta senza successo.

Il 5 ottobre scorso Tamburrino parte per Milano. Il biglietto del treno è stato acquistato via inter net dalla società Photo Masi. Gli accertamenti entrano nella fase finale. Qualche giorno dopo Scarfone viene convoca to per un interrogatorio. Conferma il viaggio dell'amico. «Altre copie del video - dichiara - sono state consegnate ad alcune testate e gruppi editoriali». Il 20 ottobre scattano le per quisizioni. Nella sede della Photo Masi il Ros rintraccia un dvd che contiene le immagini. Nulla viene invece trovato invece a casa dei ca rabinieri indagati, alimentando il sospetto che l'originale duri molto più a lungo e per questo sia stato nascosto.

«Il festino con la cocaina»- I carabinieri negano. La loro versione dei fat ti viene ricostruita dal pubblico ministero nel l'ordinanza di fermo: «Gli indagati hanno so stenuto che il video sarebbe stato loro conse gnato da Gianguarino Cafasso, soggetto a con tatto con alcuni transessuali, deceduto per cau se naturali nel settembre scorso. Tagliente for nisce un particolare ulteriore: nei primi giorni del mese di luglio, egli e Simeone furono avvi sati da Cafasso che presso un'abitazione roma na era in corso un festino con alcuni transes suali. Entrarono nell'appartamento, si qualifi carono come carabinieri e riconobbero Marraz zo che gli chiese di mantenere riserbo sull'ac caduto. Poi andarono via e soltanto dopo rice vettero da Cafasso il filmato realizzato in una occasione diversa rispetto a quella del loro in tervento». A questa ricostruzione i magistrati non danno alcun credito. Il giorno dopo viene ascoltato il presidente della Regione.

Così il magistrato nel provvedi mento sintetizza il suo interrogatorio: «In un giorno ai primi di luglio scorso, mentre Mar razzo si tratteneva all'interno di un apparta mento in compagnia di tale Natalie, fecero in gresso due uomini che si presentarono come carabinieri. Gli stessi, con modi palesemente intimidatori, si fecero consegnare dalla parte lesa il portafoglio contenente, oltre a una som ma di denaro, i documenti di identità e chiese ro una somma ingente, lasciando intendere, in caso di rifiuto, gravi conseguenze. La vitti ma rifiutò di versare denaro contante, ma rila sciò tre assegni dell'importo complessivo di 20.000 euro. Prima di andare via i due lasciaro no un numero di cellulare chiedendo di essere contattati in quanto volevano altri soldi». Il Governatore ammette dunque di aver pa gato, cedendo così al ricatto. Scrive ancora il magistrato: «Marrazzo aggiunge che una volta recuperato il proprio portafogli, mancava la somma di 2.000 euro che vi custodiva. Inoltre Natalie appariva contrariata, come se i due si erano impadroniti anche di una somma di ul teriori 3.000 euro (il prezzo della prestazione ndr ) che era stata lasciata su un tavolino. Sem pre secondo tali dichiarazioni, nella stanza era presente anche polvere bianca che il teste ( Marrazzo ndr ) identifica come cocaina, pur non avendone fatto uso. Riferisce poi che non fu lui a collocare il suo tesserino nella posizio ne che si vede nel video e deve pertanto rite nersi che il documento fu asportato dai milita ri, collocato accanto alla polvere e intenzional mente filmato».

«Ho pagato per paura dell'arresto» - Alla fine Marrazzo dichiara: «C'era la cocai na, ho pagato perché avevo paura di essere ar restato». Alle 15 del giorno successivo gli inve stigatori si presentano nella caserma del Trion fale e ammanettano i loro quattro colleghi. Agli atti ci sono già le tracce degli altri contatti con il presidente della Regione per chiedere al cuni favori. Gli accertamenti dovranno adesso stabilire se Marazzo gli abbia versato anche soldi in contanti. I militari finiti in carcere non hanno mai messo all'incasso gli assegni, dun que è possibile che li abbiano utilizzati come strumento di pressione per ottenere altro ed è su questo che si concentrano le verifiche. Del resto è stato lo stesso Scarfone a raccontare che «hanno a disposizione ingenti risorse pa trimoniali». Il governatore ha detto di aver pre sentato una denuncia di smarrimento di quei titoli pochi giorni dopo la consegna. Finora questa sua affermazione non ha però trovato riscontro.

Caso Marrazzo: la moglie avvisata con una telefonata mentre è in diretta tv. La giornalista di Rai Tre Rober ta Serdoz ha saputo della vicenda dal marito. Non ha più dormito a casa

ROMA - Giovedì sera, studi Rai di Saxa Rubra, redazione di «Linea Not­te», manca pochissimo prima di anda re in onda. Piero Marrazzo telefona alla moglie, la giornalista di Rai Tre Rober ta Serdoz, che durante la trasmissione dovrà curare la rassegna stampa al tou ch screen, lo schermo a sfioramento. Il presidente della Regione Lazio chiama per avvisarla: «Roberta, senti, adesso vedrai i giornali, sono stati arrestati dei carabinieri, è stato sventato un brutto ricatto contro di me». Maurizio Mannoni, il conduttore del la trasmissione, si accorge subito che sta accadendo qualcosa. «Roberta ha cercato di rincuorare suo marito - rac­conta il popolare giornalista - Gli di ceva: Piero, lo sapevi che questa campagna elettorale era durissima, avvelenata, è chiaro che si tratta d'un complotto». Poi ha messo giù e ha continuato a lavorare: «È stata sicuramente la diretta più difficile - continua Mannoni -, Roberta con una mano telefonava alle redazioni dei quotidiani per farsi dare i titoli di prima pagina da mostra re poi sul touch screen, dall'altra però chiamava non so chi per saperne di più su quanto stava accadendo. Era pre­occupatissima».
Marrazzo e Roberta Serdoz sono spo sati da più di 4 anni: a unirli in matri monio fu Veltroni, allora sindaco di Ro ma, il 25 settembre del 2005, in Campi doglio. Lui ad aprile di quell'anno era già diventato governatore, avendo vin to la sfida con Storace. La notte dell'ele zione, dopo essere rimasta lontana dai riflettori per tutta la campagna elettora le, Roberta salì sul podio accanto a lui avvolta in una bandiera della pace. Una coppia di giornalisti, Piero e Ro berta. Si conobbero a Mixer, il pro gramma di Minoli. «La mia casa è una redazione», disse un giorno l'ex con­duttore di «Mi Manda Rai Tre».

Oggi hanno una bambina di 8 anni, Chiara, che si è aggiunta a Diletta e Giulia, le figlie avute da Piero nel primo matri monio («Sono circondato dalle donne e mi ci trovo benissimo», scherzò una volta Marrazzo). Giovedì, però, è andata in onda l'an goscia. «Era mezzanotte - ricorda Maurizio Mannoni - e le prime pagi ne dei giornali, quelle vere, ancora non arrivavano. Perciò eravamo all'oscuro. Ma lei è stata brava ad arrivare fino alla fine». Ieri mattina, il conduttore di «Li­nea Notte» ha inviato un sms alla Ser doz: «Siamo vicini di scrivania, cono sco bene anche Piero, così ho pensato di mandarle un messaggino di affet to ». Roberta ieri sera è tornata in reda zione. Gentile come sempre: «Non vo glio dire niente, capitemi, sto preparan do un servizio che deve andare in on­da». Ma poi non avrebbe più dormito a casa.

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