Bossi: c'è il tentativo di far fuori Giulio, ma io lo difendo
ROMA - L'espressione «non mi dimetto», Giulio Tremonti, non l'ha mai riferita esplicitamente. Anzi, lascia intendere che, senza un chiarimento con Silvio Berlusconi, potrebbe anche pronunciarla. E il chiarimento potrebbe avvenire tra oggi e lunedì, nella residenza del premier ad Arcore. Evidentemente nella telefonata tra presidente del Consiglio e ministro, avvenuta nelle prime ore del pomeriggio di ieri, non è stato sgombrato il campo dai numerosi equivoci (dal «posto fisso» alla proposta dell'Irap) che pesano sul governo come un macigno. Ma un nodo sarebbe stato sciolto: una smentita richiesta dal Cavaliere di mettere a tacere voci di dimissioni. Tremonti l'ha fatto in parte (con una nota firmata da «ambienti vicini») successivamente smentita (c'è «una produzione di note di agenzie e mezzo note di agenzie»). Un'altra indiscrezione indica Tremonti puntare a rafforzare il proprio ruolo, con il grado di vice-premier.
Ma la fibrillazione nella maggioranza ha raggiunto il punto più acuto, in mattinata, quando è stata rinviata la riunione del Consiglio dei ministri a causa della «bufera di neve» che ha ritardato il volo del Cavaliere da San Pietroburgo. Ironica risposta di Tremonti: «Credo sia stato bloccato da una fitta coltre di nebbia. Una nebbia molto, ma molto fitta». E con Gianni Letta ha spiegato: «Mi sembra un racconto di Tolstoj...». In ogni caso, ieri non c'è stato nessun faccia a faccia con Berlusconi il quale ha preferito non atterrare a Ciampino, bensì a Milano.
L'immagine offerta dal titolare dell'Economia, presentandosi con i ministri leghisti Bossi e Calderoli, ad un incontro ristretto con i governatori delle Regioni, non è stata quella di voler smussare gli angoli. In ciò rafforzato dall'appoggio del Senatùr, il quale ha detto: «C'è un tentativo di fare fuori Tremonti, ma io lo proteggo». Se Berlusconi è descritto pieno d'ira nei confronti del suo ministro («Questo domani me lo ritrovo davanti ai cancelli di Arcore con i cagnacci della Lega»), anche nel governo sembra aumentare la tensione, secondo il sito www.notapolitica.it, con un «papello-bis» (elaborato sotto la regia dei ministri Brunetta e Sacconi) contro le tesi sul posto-fisso (verrebbe contrapposta la necessità di un mercato del lavoro flessibile). Sacconi e Brunetta hanno smentito, «è una bufala». C'è pure una cena riservata che, secondo indiscrezioni, si sarebbe tenuta a casa di Fabrizio Cicchitto.
Altre scintille si sono alzate anche durante la riunione a Palazzo Chigi con la Conferenza delle Regioni tra Tremonti e Fitto. Il ministro dell'Economia con un gesto che secondo gli osservatori è «un segnale di cambiamento di marcia» e comunque di volontà di restare, ha allargato i cordoni della borsa, concedendo circa 4 miliardi per il Fondo sanitario. «E' un impegno morale, andava rispettato» ha spiegato Tremonti, lanciando stilettate a Raffaele Fitto,«è rimasto stizzito». Ma anche Fitto ha risposto per le rime: «Dove abbia preso i soldi non si sa. In un colpo ha cambiato la Finanziaria, quando per mesi ha negato i finanziamenti». A placare Tremonti non sono bastate nemmeno le parole di Gianni Letta sulla «graduale riduzione dell'Irap», mai detto che sarà abolita da domani.
«O mi fanno tagliare le tasseo si va direttamente a votare»
L'ira del Cavaliere: Tremonti, Fini e parte della Lega guardano troppo al "dopo"
ROMA - «Mi dicono che sul mio tavolo c'è la sua lettera di dimissioni. Discutiamone». Silvio Berlusconi ha preso talmente sul serio la voglia del ministro dell'Economia di farsi da parte a seguito delle bordate ricevute da più parti e tutte provenienti da dentro la maggioranza, da non escluderle. Pronto a sfidare anche la Lega, che fa quadrato intorno al superministro e, financo le elezioni anticipate «se non mi fanno abbassare le tasse».
Obiettivo del Cavaliere è raddrizzare una legislatura e una leadership che, a suo giudizio, in molti danno per morta anzitempo. Giunto in serata dalla Russia, ha preferito atterrare ad Arcore piuttosto che a Roma, lasciando Tremonti sulla graticola e i suoi più stretti collaboratori ad interrogarsi sulle mosse future e su quell'incontro ad Arcore che ci dovrebbe essere oggi o domani ma che Berlusconi preferisce che avvenga senza il contorno-leghista.
Giulio Tremonti, con i suoi convegni Aspen, l'asse stretto con il Carroccio e l'intesa recente più o meno clandestina con il presidente della Camera Gianfranco Fini, viene considerato dal presidente del Consiglio tra coloro che guardano troppo al "dopo-Berlusconi" e non solo «nascondono "tesoretti" che sganciano solo quando gli pare», ma che spostano al 2012 alcune riforme fiscali, come il taglio dell'Irap, che ieri lo stesso Tremonti ha rinviato a dopo l'applicazione del federalismo fiscale.
Nella selva di congiure e congiurati, il presidente del Consiglio ha un unico obiettivo: ribaltare le priorità che hanno retto sinora gli equilibri nella maggioranza e spuntare dal titolare del Tesoro - mettendo anche in conto la rottura - quelle risorse necessarie per dare una svolta alla maggioranza e al governo. Nella dacia russa, lontano dalla beghe di casa nostra, Berlusconi ha avuto modo di raccogliere le idee e di convincersi ancor più dell'esigenza di una svolta che metta in conto anche la fine delle interminabili mediazioni e gli permetta di mantenere le promesse a suo tempo fatte in campagna elettorale. A cominciare dalla riduzione delle tasse, per le imprese e per le persone fisiche. «Ora. Subito e non quando non ci sarò più», ripete da qualche giorno.
Ieri pomeriggio, se non ci fosse stato l'intervento dell'onnipresente Gianni Letta, la tensione con il ministro del Tesoro sarebbe divenuta ancor più irrecuperabile. Berlusconi si è infatti rifiutato di dare un nuovo segnale di solidarietà al ministro, come invece è avvenuto anche di recente in occasione della disputa sul posto-fisso. «Come, io lo difendo e lui ora chiede che smentisca le mie parole sull'Irap! Ma chi è il premier?», è sbottato ieri il Cavaliere.
A metterci, per ora la classica "pezza" ha provveduto il sottosegretario Letta che ieri ha spiegato ai presidenti di regione che il taglio dell'Irap è un obiettivo ma che per ora non c'è nulla di concreto. La tensione, sterilizzata, è però pronta ad esplodere mentre si moltiplicano i documenti alternativi di politica economica e l'arrivo a Palazzo Chigi di un ex direttore generale del Tesoro fa ipotizzare al ripristino dello smantellato Dipartimento Economico che permetta a Letta un monitoraggio più diretto dei conti ed eviti la disputa su chi gestirà i proventi dello scudo fiscale.
La tensione resta comunque alle stelle anche con buona parte dei ministri. Ieri Raffaele Fitto, ministro per gli Affari regionali, al termine dell'incontro con le Regioni, ha salutato con un eloquente "era ora", lo stanziamento fatto da Tremonti di 3 miliardi di euro. Sotto l'assegno non c'è però la firma di Berlusconi che ieri non c'era. Malgrado per ben tre volte sia stato costretti a darsi latitante per assenza di risorse. Ieri pomeriggio i soldi sono spuntati e questo rafforza la tesi di coloro che parlano di un "tesoretto nascosto", dimenticando forse che i "Tremonti-bond" non sono stati utilizzati.
Fatto sta che Berlusconi ieri ha preferito provare nella dacia fuori San Pietroburgo il nuovo aereo antincendio di Putin, piuttosto che precipitarsi a Roma. Mentre Tremonti ha atteso invano una chiamata dal Cavaliere ed è andato a dormire facendo sapere di essere pronto a rinunciare anche al convegno dell'Aspen di oggi a Lecce pur di spuntare un chiarimento.