BERGAMO. La Fiom è pronta a ricorrere alle carte bollate per frenare l'accordo separato siglato da Fim, Uilm e Federmeccanica per il rinnovo (parte economica) del contratto dei metalmeccanici. Lo ha detto chiaramente il leader Gianni Rinaldini all'assemblea dei delegati bergamaschi, in vista dell'assemblea nazionale dei delegatiil 30 ottobre a Bologna, dove i metalmeccanici della Cgil valuteranno le azioni da intraprendere dopo aver ricevuto la risposta formale di Fim-Cisl e Uilm-Uil alla richiesta di indire un referendum tra i lavoratori prima di validare l'accordo il 6 novembre.
«Siamo definiti estremisti e radicali perchè chiediamo che la gente voti. Il contratto unitario di 2 anni fa l'hanno disdetto solo Fim e Uilm, non Federmeccanica, per noi è valido fino alla scadenza, 2011». Perciò, dice Rinaldini: «impugneremo tutto quanto c'è da impugnare sulla parte normativa fino al 2011». Il referendum è centrale per la Fiom, poichè, «ai lavoratori restano due strumenti, lo sciopero e la democrazia, vogliono toglierci il secondo e per il primo già pensano a regolarne il diritto. I lavoratori debbono poter decidere sul loro contratto». Un principio su cui la Fiom ha avviato «consultazioni con tutti i partiti», per sapere «non se sono d'accordo con noi o con Fim e Uilm, ma cosa pensano sul diritto dei lavoratori di votare il loro contratto, poi pubblicheremo il parere di tutti sul nostro sito». Nell'accordo, «è stato cancellato il principio del valore-punto, che nel 2008 era indicato in 18,82 euro da moltiplicare per l'inflazione programmata, per gli aumenti salariali». C'è poi l'intenzione di cessare il «patto di solidarietà interconfederale», che dava a tutte i firmatari del contratto rappresentanti nelle Rsu, al di là dell'esito del voto in azienda. Infine, la «quota di servizio», 30 euro per costi contrattazione che le aziende riscuotono col silenzio-assenso dai non iscritti per distribuirle ai sindacati firmatari.