L'AQUILA Omissione in atti d'ufficio, disastro e omicidio colposo. Sono i reati per i quali la Procura della Repubblica di Avezzano ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini per l'incidente nel quale, la mattina del 31 dicembre 2005, morirono cinque persone sull'autostrada A25, nei pressi di Collarmele. Sono cinque gli indagati. Si tratta di alcune figure apicali della società Strada dei Parchi e di tecnici locali che pur avendo potere decisionale avevano ritenuto di non dover chiudere il tratto autostradale in questione nonostante fosse in atto il fenomeno del cosiddetto "vetrone", un mix micidiale di pioggia, neve e basse temperature tale da trasformare in ghiaccio tutto ciò che arrivava al suolo. Agghiacciante la dinamica dell'incidente che avrebbe potuto trasformarsi in una strage dalle dimensioni ancora più pesanti. Un tir sbandò in un tratto in discesa, coperto di ghiaccio, finendo di traverso sulla carreggiata. Lo seguivano due macchine e due pullman provenienti dalla Puglia e diretti a Roma. Nonostante le manovre disperate per evitare l'impatto tutti i mezzi finirono contro il tir, causando la morte di cinque persone e il ferimento di altre 25. Uno dei pullman rischiò di cadere giù dal viadotto. Fu proprio il tir a evitare che il mezzo precipitasse. Altri mezzi in arrivo furono coinvolti nell'incidente, tra i quali una macchina della Polizia stradale (con i due agenti feriti in maniera lieve), un camion frigorifero che portava un carico di polli, e altre tre auto private. Le vittime furono un austriaco di 38 anni, una coppia di coniugi originari dell'Abruzzo che lasciarono orfana una bimba di pochi anni e gli autisti dei due pullman. L'autostrada fu poi chiusa per diverse ore. Anche la Cisl trasporti presentò un esposto a diverse procure affinché facessero luce sull'accaduto e stabilissero se l'incidente poteva in qualche modo essere evitato. i in Ora la Procura ha chiuso le indagini coordinate dal sostituto Guido Cocco e affidate alla Squadra Mobile della Questura dell'Aquila.Entro 20 giorni gli indagati potranno presentare memorie, chiedere di rilasciare dichiarazioni oppure di essere interrogati.