PESCARA. Per ora è solo una voce raccolta da un quotidiano del Molise, trasformata in una prima pagina costruita attorno alla foto di Luciano D'Alfonso e a una sola parola: «Supermanager». L'ex sindaco di Pescara, infatti, secondo la Gazzetta del Molise, sarebbe uno dei tre candidati in corsa per la poltrona di direttore generale della Regione Molise, una nuova figura di coordinamento che racchiuderebbe nelle proprie mani il potere che oggi è frammentato fra una serie di dirigenti.
Il nome dell'ex sindaco di Pescara è indicato assieme a quello di altri due amministratori di spicco: Giorgio Marone, direttore dell'Azienda speciale Molise Acque ed ex dirigente della Provincia di Campobasso, e Antonio Francioni, attuale direttore generale del settore Formazione e lavoro della Regione.
La decisione è legata all'entrata in vigore della riforma degli incarichi dirigenziali voluta dal governatore Michele Iorio, una proposta di legge - già approvata in giunta - che prevede la creazione di una super-direzione affidata a un manager e a otto direttori d'area. Iorio punta ad approvare la nuova normativa entro fine anno: il 30 dicembre, infatti, scade la proroga di tre mesi degli attuali direttori generali e il presidente della Regione vuole in fretta il nome giusto. Che poi il nome sia quello di D'Alfonso, resta da vedere.
Oggi l'ex sindaco di Pescara frequenta Campobasso come funzionario dell'Anas, dove è tornato al lavoro nell'aprile scorso, dopo la bufera giudiziaria. Da lui, nessuna conferma su eventuali contatti con Iorio per la corsa alla super-poltrona, ma di certo l'ipotesi lo solletica se proprio lui, mercoledì scorso, nel corso della cena con i fedelissimi a Manoppello, ha mostrato il giornale datato 11 ottobre ai suoi commensali: «Ma senza alcun commento» assicura chi c'era.
Neppure potrebbe essere un ostacolo l'appartenenza politica: Iorio è il plenipotenziario del Pdl in Molise, ma è considerato un politico con una forte autonomia. Anche lui, come D'Alfonso, con qualche guaio giudiziario: il 22 settembre scorso, infatti, è stato rinviato a giudizio dal gup del tribunale di Campobasso, Giovanni Falcione, per il reato di abuso di ufficio: secondo l'accusa il presidente della Regione avrebbe favorito la multinazionale Bain&Co, dove lavorava uno dei suoi figli per facilitarne la carriera. Lui si è dichiarato sereno: «Dimostrerò la mia innocenza».