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Data: 28/10/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Berlusconi chiama Ballarò: festival delle falsità.Telefonata a fine puntata: l'anomalia italiana i giudici comunisti (speciale multimedia all'interno)

Tremonti non sarà vice premier. Tregua ad Arcore con il ministro dell'Economia spalleggiato da Bossi

Intervento di Berlusconi a Ballarò (1^parte)

Intervento di Berlusconi a Ballarò (2^parte)

Intervento di Berlusconi a Ballarò (3^parte)

Intervento di Berlusconi a Ballarò (4^parte)

ROMA. Telefonata a sorpresa del presidente del consiglio Silvio Berlusconi alla fine della puntata di Ballarò su Rai3. «Ho assistito al festival delle falsità della sinistra, adesso voglio rispondere», ha detto il premier chiedendo la parola a Giovanni Floris. In studio Rosi Bindi, Pier Ferdinando Casini, il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa. L'intervento del premier ha occupato gli ultimi dieci minuti della trasmissione con accesi botta e risposta con il conduttore e gli ospiti del centrosinistra.
«L'anomalia italiana non é Silvio Berlusconi, ma sono i Pm e i giudici comunisti di Milano che da quando Berlusconi é sceso in politica lo hanno aggredito in tutti i modi. I pm sono la vera opposizione nel nostro Paese» ha detto Berlusconi, che poi ha avuto un botta e risposta con il conduttore Giovanni Floris: «Lei fa dei processi pubblici nei miei confronti nella tv pagata da tutti cittadini. La tv non é sua».
Intanto il braccio di ferro con Tremonti sulla vicepresidenza del consiglio si è concluso con un patto di concertazione sulla politica economica. Al ministro dell'Economia, per il quale si era parlato di dimissioni, sarà affidata la presidenza di una «consulta economica», una sorta di cabina di regia all'interno del Pdl cui spetterà il compito di individuare scelte «condivise». L'intesa, che salvaguarda la tenuta del governo e della maggioranza ma che per Tremonti rappresenta un passo indietro rispetto alle sue ambizioni, è stata raggiunta ieri sera a villa San Martino, dove il Cavaliere sta curando una leggera forma di scarlattina. «Tra Berlusconi e Tremonti è stato chiarito ogni equivoco» assicura il sottosegretario Paolo Bonaiuti, per il quale continua la «proficua collaborazione che va avanti da 15 anni». Il peggio è stato evitato e Tremonti, che incassa l'«ampia fiducia del premier» e del Pdl sulla sua politica economica, si dice «soddisfatto» del «forte rapporto personale e affettivo» con il presidente del consiglio.
La giornata comincia con il ministro dell'Economia che pretende, ed ottiene, da palazzo Chigi una smentita del virgolettato attribuito a Berlusconi da Repubblica («Tremonti viene a casa mia a dettare condizioni? Ma io prendo un Draghi, un tecnico qualsiasi, e lo mando a casa») e dal Corriere della Sera («Tremonti? Se decide di restare bene. Se decide di prendere un'altra strada, auguri»). Tutto vero? «Si tratta di frasi destituite di ogni fondamento, mai pronunciate e neanche pensate» si legge nella nota della presidenza del consiglio. La smentita è ufficiale ma la tensione resta alta e Bossi va nella villa del premier per tentare una difficile mediazione ma anche per trovare una soluzione al rebus delle candidature per le regionali.
Silvio Berlusconi è convinto che alla fine la Lega, messa alle strette, abbandonerà al suo destino Tremonti come nel 2004 e decide di non cedere neppure di un millimetro. La posta in palio è il gettito dello scudo fiscale che secondo Berlusconi dovrà consentire il taglio dell'Irap.

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