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Pescara, 26/04/2026
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Data: 28/10/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ponte del mare con vista sui ruderi. La demolizione dell'ex Cofa prioritaria per lo sviluppo della città

Ponte del Mare con vista sui ruderi dell'ex Cofa. Chi domenica ha affrontato la ripidissima rampa per andare a godersi il panorama dalla "terrazza belvedere" che sarà il ponte tra le due riviere, è rimasto incantato da mare e montagne e inorridito dalla distesa di tetti in eternit che, considerati i rischi legati all'amianto, nessuno si è preso la briga di dismettere. Ci aveva provato l'allora sindaco Luciano D'Alfonso che si ritrovò imbrigliato in una polemica con la Regione e l'operazione saltò. Così oggi, un anno dopo, lo scenario desolante che si propone ai visitatori del Ponte del mare - quelli fuorilegge di domenica scorsa e quelli che ci saliranno dall'8 dicembre - avrà in primo piano quei ruderi.
«Il sindaco D'Alfonso l'anno scorso emise un'ordinanza per l'abbattimento dei capannoni, avendo concordato con Ezio Ardizzi (allora presidente della Camera di commercio) una collaborazione per finanziare le opere di demolizione - ha ricordato l'ingegner Luciano Di Biase, ex dirigente comunale -. Con circa 350mila euro i capannoni sarebbero stati buttati giù e in quella cifra riuscivamo a far rientrare anche i costi di smaltimento dell'amianto, affidato a una ditta privata. La Regione si oppose: prima i tecnici dell'ente fecero una stima delle spese per la demolizione nell'ordine del milione e mezzo-due milioni di euro, somma elevatissima perchè calcolata sui parametri per l'abbattimento di palazzi - spiega ancora l'ingegner Di Biase -. Un errore perchè all'ex Cofa non ci sono palazzi da demolire bensì capannoni, in sostanza basta togliere il coperchio e le pareti laterali e il gioco è fatto». Dal momento che quelle costruzioni all'ex Cofa sono ufficialmente in carico al Comune, «la Regione ci chiese di provvedere alla sola pulizia dell'area, interna ed esterna, e di ripristinare la recinzione». Ma c'è di più: la Regione minacciò di denunciare il Comune e di andare al Tar se non fosse stata ritirata l'ordinanza per la demolizione, cosa che fu fatta e che vanificò l'intesa tra Comune e Camera di commercio. Quell'improvviso irrigidimento, secondo i consiglieri comunali di centrosinistra, nascondeva anche motivazioni politiche: in sostanza, opponendosi alla demolizione e alla bonifica dell'ex Cofa, la Regione mirava in qualche modo a frenare la nascita del Ponte del mare tanto caro a D'Alfonso, i cui piloni finivano proprio a ridosso dell'ex mercato ortofrutticolo. Di conseguenza, la vista panoramica dal Ponte non sarebbe stata da cartolina.
La situazione è da allora in pieno stallo ed è oggi invariata. Con una differenza sostanziale: a inaugurare il Ponte del Mare, si spera l'8 dicembre, sarà il centrodestra del sindaco Luigi Albore Mascia. E il cardinal Bertone, o chi sarà, verrà a celebrare quella "vista eternit" che amministratori comunali avveduti avevano tentato di cancellare con l'obiettivo di un doppio vantaggio: abbattere quello scempio e spianare la strada allo sviluppo di una delle zone più pregiate, insieme all'area di risulta, di tutta Pescara.
Obiettivo che oggi è ancor più prioritario per la città, per la Camera di commercio del neopresidente Daniele Becci e per il presidente del Marina di Pescara, Vincenzo Di Baldassarre. Progetto che rischia di restare al palo e di condizionare le scelte future per un "arroccamento" politico, confermato dalle denunce di domenica ai pacifici "invasori" del Ponte del mare e dalle denunce per presunti danni al cantiere. Addirittura, la Polizia municipale ha sollecitato l'intervento dell'Ispettorato del lavoro.




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