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Data: 28/10/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Marrazzo se ne va e lascia la politica. «Sono in condizioni di sofferenza estrema, non posso più continuare» La moglie Roberta al lavoro. La giornalista vuole conservare la normalità

REGIONE LAZIO E' LA CRISI L'inchiesta prosegue: la procura cerca un altro video relativo all'ex presidente

ROMA. Dimissioni. Alla fine è stata questa la scelta fatta dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. L'annuncio del governatore filmato con i trans e ricattato da quattro carabinieri finiti in manette è arrivato alle cinque di ieri pomeriggio. «Basta, voglio chiudere e non avere più nessun contatto con la mia vita politica», ha detto Marrazzo ai suoi collaboratori prima di rimettere l'incarico. «Non posso sopportare altro stress», ha aggiunto l'ex governatore deciso a tagliare i ponti e a isolarsi per riflettere.
Appena lunedì Marrazzo si era sottoposto a una visista al policlinico Gemelli uscendone con un certificato medico di 30 giorni per grave stress psicofisico. Certificato che doveva giustificare l'impedimento temporaneo e che avrebbe permesso alla Regione di raggiungere senza traumi il traguardo elettorale di fine marzo. Ieri, invece, il dietro front con le dimissioni «definitive e irrevocabili».
«Le mie condizioni personali di sofferenza estrema non rendono più utile per i cittadini del Lazio la mia permanenza alla guida della Regione», ha scritto Marrazzo nella lettera inviata al suo vice, Esterino Montino, e al consiglio regionale. «A tutti coloro che mi hanno sostenuto e a quanti mi hanno lealmente avversato voglio dire che finché mi è stato possibile ho operato per il bene della comunità del Lazio. Mi auguro che al di là dei miei errori personali questo mi venga riconosciuto».
Marrazzo, hanno spiegato i suoi legali, sta davvero male e ieri ha lasciato la sua casa romana per trasferirsi in un istituto religioso. Una decisione presa «per permettergli di recuperare un po' di serenità e di equilibrio» e che però non lo ha messo al riparo dal pressing di giornalisti e fotografi partiti prima verso l'abbazia di Montecassino poi verso Subiaco per un'infruttuosa caccia all'uomo. «Ricostruzioni infondate», ha smentito a sera l'ufficio stampa della Regione.
L'ex governatore, del resto, nell' inchiesta della procura di Roma è parte lesa e al momento il magistrato non ha intenzione di riascoltarlo. A essere interrogata dai carabinieri del Ros è stata invece Natalie, il transessuale che Marrazzo frequentava nell'appartamento di via Gradoli. E con lei sono stati ascoltati anche altri trans residenti nella palazzina dove avvenne l'illecita irruzione dei militari arrestati e dove venne girato il filmato del ricatto a luci rosse.
Marrazzo «era nostro cliente», avrebbero raccontato ai Ros i transessuali portati in caserma. Uno dei tanti Vip che frequentano i festini di Via Gradoli, hanno ammesso negando però che tra loro vi siano altri politici. E che vi sia un secondo fascicolo su un altro politico ricattato, nonostante il rincorrersi di voci su un paio di nomi in vista, lo ha negato ieri anche la procura che, al contrario, cerca un secondo video relativo a Marrazzo. I Ros però indagano in questa direzione e sull'ipotesi di un giro di estorsioni anche sulla scorta del racconto di alcuni trans che hanno parlato delle frequenti scorribande e delle rapine compiute ai loro danni dai militari infedeli e da altri sedicenti carabinieri.
«Se anche le forze dell'ordine possono entrare in una casa privata e scatenare la gogna mediatica, allora siamo tutti ricattabili», ha commentato ieri l'ex parlamentare Vladimir Luxuria sostenendo che «andare a trans è bipartisan». «Fidatevi di me. Le persone attratte dai trans appartengono a tutte le classi sociali, rivestono qualsiasi ruolo e funzione, meridionali e settentrionali, vegetariani e non. Non contano il censo, il titolo di studio e nemmeno la religione. Vanno a trans anche i cattolici». Parola di Luxuria.

La moglie Roberta al lavoro. La giornalista vuole conservare la normalità

ROMA. Lunedì al lavoro in Rai, ieri moderatrice di un dibattito. Roberta Serdoz, giornalista e moglie di Piero Marazzo, non ha voluto rinunciare alla normalità nonostante la tempesta che si è abbattuta sulla sua vita privata. «Sono una donna distrutta», avrebbe detto agli amici che hanno raccolto le sue confidenze. Ma all'esterno Roberta ha mantenuto rigore e nervi saldi. E ieri ha sostituito a un convegno una collega, Mariella Zezza, che nella notte aveva avuto un malore. Così ieri mattina, ha scelto come prima uscita pubblica di moderare un dibattito alla Provincia di Roma sul ruolo delle donne nel lavoro. Con un tono deciso ma gentile Roberta Serdoz ha «liquidato» i suoi colleghi che hanno provato a chiederle qualcosa in merito alla vicenda che ha coinvolto il governatore dimissionario del Lazio. Ma una battuta, commentando l'intervento sull'esperienza lavorativa di una delle donne presenti, l'ha fatta comunque: «Da queste parole abbiamo capito come andare avanti e non buttarci giù». Una frase che in molti hanno letto come riferita alla difficile situazione che sta vivendo, e che è stata applaudita con calore dalla platea.
Chi le sta vicino racconta insomma di una donna provata, ma che si sta facendo forza per la figlia di appena otto anni. Una donna coraggiosa che si è detta pronta a rimanere per sempre al fianco del marito.
Moderando l'incontro di ieri Roberta ha dispensato sorrisi e battute verso la platea femminile senza mai perdere la compostezza. Tailleur pantalone scuro e top chiaro sotto la giacca, frangetta e caschetto biondo, ha introdotto il convegno con poche frasi, sottolineando la presenza importante delle donne nel lavoro, dando quasi subito la parola al presidente della Provincia Nicola Zingaretti. E proprio salutando Zingaretti poco prima dell'inizio del dibattito Roberta aveva mostrato un pò di commozione, quasi un attimo di cedimento.
Poi ha ripreso la parola e il convegno è entrato nel vivo, con gli interventi che si sono succeduti come da programma. Finito l'incontro, condito da numerosi applausi rivolti soprattutto a lei, la giornalista ha ricevuto un mazzo di fiori, rose bianche e rosse, da parte della Uir e ha lasciato Palazzo Valentini da un'uscita secondaria.
Sul caso Marrazzo, intanto, il Tg4 di Emilio Fede spegne i riflettori. «Pensando alla famiglia, alla moglie e al pianto della figlia abbiamo deciso che per noi finisce qui», ha dichiarato il direttore del telegiornale Mediaset

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