PESCARA Uno sciagurato Decreto legge, l'ignavia dei parlamentari abruzzesi e la mancata applicazione di una sentenza del Consiglio di Stato costeranno 80 milioni di euro alle imprese della nostra regione per i soli sgravi contributivi. Il 27 maggio scorso, l'Inps ha iniziato a chiedere alle aziende il recupero coattivo dei contributi. Per questo motivo, le associazioni di categoria sono infuriate e tornano a chiedere un concreto impegno ai politici abruzzesi. Lo hanno fatto ieri Daniele Becci, presidente della Camera di Commercio di Pescara, Graziano Di Costanzo e Carmine Salce, direttori regionale e provinciale della Cna, e Luigi Di Giosaffatte, presidente di Confindustria Pescara (analitica e illuminante la sua ricostruzione della vicenda), nella sede dell'Ente camerale. Erano stati invitati i parlamentari abruzzesi, ma l'unico politico presente nella sala "Camplone" era Carlo Masci, assessore regionale al Bilancio, che si è impegnato a presentare un ordine del giorno sull'argomento nella prossima riunione a Palazzo dell'Emiciclo. Un rapido flash-back per ricostruire la questione: nel 1994, il ministro Clemente Mastella emanò un Decreto, poi confermato da un analogo atto del 1997, che determinava l'esclusione dell'Abruzzo dagli sgravi contributivi previsti per le regioni del Sud relativamente al periodo 1994-1996. Decreto che, in seguito, fu annullato da una sentenza del Tar del Lazio e cancellato in via definitiva dal Consiglio di Stato nel 2006. Sarebbe bastato dare seguito a quest'ultimo giudizio per rimettere le cose a posto, ma la politica (nazionale e locale) si è ben guardata dal farlo, così nel maggio scorso l'Inps ha presentato il conto, invero salato, alle aziende abruzzesi, già per conto loro alle prese con una grave crisi, che ora rischiano di essere messe definitivamente in ginocchio.