Iscriviti OnLine
 

Pescara, 26/04/2026
Visitatore n. 753.464



Data: 29/10/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pd e Pdl, è arrivato il tempo delle scelte. Le nuove classi dirigenti alla prova. In palio c'è la Provincia dell'Aquila

PESCARA - Per le nuove classi dirigenti di Pd e Pdl è una fase delicata: è il momento delle scelte per il test elettorale di primavera, incentrato sul rinnovo della Provincia dell'Aquila. Test che comprende anche un Comune importante quale Chieti, ma dopo quanto accaduto in questo anno orribile è all'Aquila che si guarda con particolare attenzione.
Non a caso è dalla provincia aquilana che giungono segnali di guerra. Il Pdl, che a dicembre trionfò alla Regione per sopravvenuta eliminazione dell'avversario per via giudiziaria, e che seppe cogliere l'occasione per ringiovanire i suoi vertici affidandosi ai teramani di Gianni Chiodi, vede giungere al pettine i nodi nascosti dalla tragedia aquilana: il recente, turbolento meeting al motel Salviano ne è chiara testimonianza. Daniela Stati ha chiamato alla guerra le sue truppe contro Filippo Piccone, il senatore-coordinatore regionale che vuole anche tornare sulla poltrona di sindaco a Celano. Truppe più modeste, quelle di Stati, rispetto a quelle picconiane: ma, con alle porte un'elezione provinciale dall'esito tutt'altro che scontato, non sembra saggio sottovalutare alcun segnale. Il Pdl di nuova generazione ha diviso per aree di competenza i suoi leader: Chiodi su Teramo, Fabrizio Di Stefano su Chieti e con un occhio gettato sull'inguaribilmente colonizzabile Pescara, Piccone sui territori aquilani, marsicani e peligni. Dunque la corsa alla Provincia dell'Aquila dovrebbe essere affare di Piccone: ma la rivolta di Stati, che ha anche avanzato la sua candidatura alla presidenza provinciale, potrebbe chiedere sforzi maggiori. Insomma, Chiodi e Di Stefano, soprattutto Chiodi (non foss'altro per la fiducia che Berlusconi gli ha ribadito in ognuna delle sue infinite apparizioni sulle scene terremotate), dovrebbe spendersi nella ricerca di un candidato presidente gradito a tutti i pidiellini aquilani. Altrimenti l'ombra di Gaetano Quagliariello si allungherà sull'Abruzzo come avvenuto in altre occasioni, ridimensionando la nuova generazione di dirigenti abruzzesi.
Per le elezioni aquilane il Pd sembra avere meno problemi: Stefania Pezzopane è blindata nella sua ricandidatura alla presidenza. Ma difenderne la poltrona non sarà facile: occorrono liste buone e forti. L'appena confermato segretario regionale Silvio Paolucci ha giustamente sottolineato come le primarie di domenica scorsa abbiano portato a un robusto rinnovamento: da sei a sessantadue quarantenni nel parlamentino regionale del Pd. Dunque si cambia, ma con i padri nobili sempre in guardia. Padri nobili dagli altalenanti risultati, stando alle primarie: solidi nel loro prestigio se si tratta di proporsi personalmente, meno come sponsor. Esempi: Franco Marini e Giovanni Lolli, entrambi abbondantemente votati per l'assemblea nazionale democrat. Eppure Marini non ha visto il suo Abruzzo seguirlo nell'indicazione pro-Franceschini. Quanto a Lolli, il pur vittorioso Paolucci da lui sostenuto ha incassato il risultato meno soddisfacente proprio nella città lolliana, L'Aquila: va bene che Ranieri, antagonista del segretario uscente e rientrante, ha fatto valere il peso della propria aquilanità, ma il troppo magro risultato di Paolucci resta. E allora: l'affermazione di una nuova classe dirigente piddì dovrà passare per scelte attente, certo appoggiandosi ai padri nobili ma con la forza di proporre facce nuove, in grado di difendere la cittadella di Pezzopane meglio di quanto sia stato fatto in difesa delle altre Province che il centrosinistra governava.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it