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Data: 29/10/2009
Testata giornalistica: Il Centro
«Toghe rosse? Sì, per il sangue versato». Magistrati in rivolta dopo l'ennesimo attacco di Berlusconi ai «pm comunisti»

«Accuse ridicole e infondate Rispondiamo solo alla legge e alla Costituzione»

ROMA. «Accuse infondate e ridicole. Noi rispondiamo soltanto alla legge e alla Costituzione». L'ultimo attacco di Silvio Berlusconi contro i Pm e i «giudici comunisti», l'altra sera durante la puntata di Ballarò, provoca la rivolta dei magistrati.
Quelle frasi dette al telefono («L'anomalia di questo paese non sono io ma i giudici comunisti che da quando sono entrato in politica mi hanno aggredito con innumerevoli e infondate iniziative giudiziarie») alzano il livello dello scontro e la reazione dei magistrati è commisurata alla gravità delle accuse. Accuse che saranno al centro di un «intervento» del Csm.
Il primo a rispondere al premier è il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, che cominciò le indagini che hanno portato al processo sulle presunte irregolarità nell'acquisto di diritti televisivi da parte di Mediaset. «Se tra di noi ci sono toghe rosse» sbotta il magistrato milanese «è solo per il sangue versato dai nostri colleghi che hanno perso la vita in difesa della legalità e dei valori costituzionali, a cominciare da Falcone e Borsellino». A non accettare «intimidazioni» da parte del premier è la giunta dell'Anm. «I magistrati rispondono solo alla legge e alla Costituzione. Ogni occasione sembra buona per denigrare l'ordine giudiziario e descrivere i palazzi di giustizia come sezioni di partito, frequentate da magistrati militanti. Nessun ufficio giudiziario» scrive il sindacato delle toghe «merita queste infondate e ridicole definizioni, tanto meno quello di Milano». La misura è colma e l'Anm fa sapere che le assemblee di protesta che si svolgeranno oggi in tutti i distretti giudiziari nascono dalla «profonda e sincera preoccupazione per i continui tentativi di delegittimare e intimidire la giurisdizione nel suo complesso e i singoli magistrati».
La tensione è altissima e il Csm sta valutando l'opportunità di intervenire a difesa dei magistrati di Milano bollati come «comunisti» dal Cavaliere. La strada, però, non sarebbe quella dell'apertura di un nuovoe specifico fascicolo. Le ultime frasi di Berlusconi potrebbero confluire nella pratica a tutela dei Pm di Milano e di Palermo che hanno riaperto le indagini sulle stragi mafiose e che sono stati accusati dal presidente del consiglio di cospirare contro di lui. Nella guerra infinita contro i giudici interviene anche Umberto Bossi che, dopo la conferma della sentenza Mills, si schiera con il Cavaliere: «Se fossi in Berlusconi ricorrerei a Strasburgo».
L'ultima grana per Berlusconi arriva da un articolo di Repubblica che chiede perché il presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, abbia deciso di togliere al presidente della Sezione tributaria, Enrico Altieri, un processo da 400 miliardi delle vecchie lire che l'Agenzia delle entrate chiede alla Mondadori per rimborsi Irpeg e Ilor non pagati. Repubblica fa capire che dietro al rinvio (l'udienza si sarebbe dovuta tenere ieri) ci sarebbe un favore che il presidente della Cassazione avrebbe fatto a Berlusconi per l'impegno a spostare a 78 anni l'età pensionabile delle toghe (Carbone sarebbe tra i primi a fruire della proroga). Tutto vero? La risposta della Cassazione è affidata ad una nota dove si spiega che l'assegnazione del processo alle Sezioni unite della Corte «è stata disposta sulla base di una normativa specifica applicata in conformità di una prassi consolidata».

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