In arrivo il decreto. I sindacati: «Misura insensata, si crea una disparità fra lavoratori pubblici e privati»
ROMA Siccome i dipendenti pubblici hanno ricominciato a mettersi in malattia dice Renato Brunetta noi li ricostringiamo a chiudersi in casa. Il ministro della Pubblica amministrazione ha confermato ieri quanto anticipato da "Il Messaggero" lo scorso 12 ottobre: saranno nuovamente allungate le fasce di reperibilità per le visite di controllo. Non si tornerà alle undici ore (dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20) in vigore fino allo scorso luglio, ma non vanno bene neppure le quattro ore (10-12 e 17-19) previste dalla normativa attuale. Si sceglierà una via intermedia: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, in tutto sono sette ore di reperibilità. Più o meno come il normale orario di lavoro giornaliero. La misura sarà introdotta con un decreto ministeriale che verrà emanato domani e dovrebbe entrare nel giro di qualche giorno.
I dati sulle presenze. Brunetta motiva il suo nuovo cambiamento di rotta con i dati sulle assenze. Spiega il ministro: fino allo scorso luglio i giorni di lavoro persi per malattia erano diminuiti del 44% (così risulta dalle rilevazioni del Dipartimento Funzione pubblica); a partire da agosto le assenze sono risalite del 24%.
Le cause. Tutto dipende dal fatto che proprio ad agosto sono state ripristinate le fasce di reperibilità di sole quattro ore? La certezza non c'è, ed è lo stesso ministro ad ammetterlo: l'aumento delle assenze potrebbe essere un normale fenomeno di assestamento, «la conseguenza dell'aggiustamento dei comportamenti individuali che segue una fase iniziale di iper reazione determinata dall'effetto annuncio». Ma potrebbe invece essere dovuto al ritorno delle vecchie fasce orarie; per colpa delle quali potrebbero essere ricominciati quelli che Brunetta ama definire «i comportamenti opportunistici». Nel dubbio, si è deciso di adottare comunque un regime più stretto. Una via di mezzo: non l'obbligo di stare undici ore a casa, che i dipendenti pubblici avevano ribattezzato "ora d'aria" o "arresti domiciliari, ma almeno sette ore sì. Commento di Brunetta: «Come si legge in certi negozi, "per colpa di qualcuno non facciamo credito a nessuno"».
Le critiche. Con la decisione di estendere nuovamente la reperibilità per le visite di controllo, si ricrea una forma di disparità fra lavoratori pubblici e privati: per il dipendente di un'impresa, in caso di malattia, l'obbligo di stare a casa è sempre di quattro ore al giorno. Su questo e su altro si appuntano le contestazioni dei sindacati all'imminente decreto di Brunetta. Giovanni Torluccio della Uil la definisce «una norma inopportuna e insensata».
Le accuse di Brunetta. Ieri sera il ministro ha partecipato alla presentazione del libro Fannulloni si diventa, un saggio sulla pubblica amministrazione scritto da Giovanni Valotti. Nel suo intervento, Brunetta si è lamentato per la scarsa collaborazione dei «signori del sindacato» nel realizzare le sue iniziative: «La Cgil si è messa di traverso. La Cisl e la Uil non mi hanno ostacolato, però il loro contributo di idee, di progettazione è stato nullo». Parlando poi della sua riforma, che impone una distribuzione più selettiva dei premi al personale, Brunetta se l'è presa anche con gli altri ministri: «Non vi dico le forche caudine sotto cui mi hanno fatto passare i miei colleghi di governo. Un giorno lo racconterò».
Valotti. Il professor Giovanni Valotti, docente di Management pubblico all'università Bocconi di Milano, nel presentare il suo libro ha invitato tutti a parlare con più «positività» della pubblica amministrazione. «Nel settore pubblico tutti amano trovare le cose che non vanno, E se si trova qualcosa che va bene, subito viene usato contro quello che non va. Io conosco continua Valotti tanti casi di eccellenza nella nostra pubblica amministrazione, e quando le vedo non me la prendo con gli altri. Semmai mi chiedo: come faccio ad estendere agli altri queste esperienze?».