Tensioni anche nella maggioranza, rinviato a tempi migliori il taglio della tassa
ROMA. I sindacati che minacciano lo sciopero se il governo ignorerà le famiglie, la maggioranza che si divide sul taglio dell'Irap. La strada della Finanziaria 2010 pare tutt'altro che tranquilla. Oggi scade il termine per gli emendamenti e da mercoledì si va in aula.
Per ora il governo porta a casa solo un blitz notturno (in commissione) su Difesa servizi spa, «privatizzazione occulta di un settore strategico», dice l'opposizione. Sull'Irap le intenzioni dell'esecutivo sembrano chiare: per ora non se ne parla. «La misura costa intorno ai quattro miliardi - dice Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del consiglio - per attuarla bisogna aspettare fino a che non arriveranno gli introiti dello scudo fiscale». Doccia fredda per Mario Baldassarri, presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama, che ha fatto un passo indietro in attesa della vera discussione sulla sua «controfinanziaria» che introdurrebbe un primo taglio dell'Irap con la deduzione totale dall'Ires per le aziende fino a 50 dipendenti. «Accetto la bocciatura tecnica per consentire poi di discutere l'intera manovra da noi proposta», aveva detto al termine dei lavori in commissione.
Ma sul taglio dell'Irap arriva come un macigno anche la minaccia di sciopero dei sindacati che ritrovano un'inattesa unità. «Se si apre una discussione solo con le imprese - dice Raffaele Bonanni, numero 1 della Cisl - per quel che mi riguarda proporrò lo sciopero generale, perché è da molto tempo che chiediamo una disponibilità verso le famiglie». «Se non si muove il governo - dice Guglielmo Epifani, leader della Cgil - ci muoveremo noi. E tutte le iniziative, nessuna esclusa, possono essere messe in campo». Anche Luigi Angeletti, segretario della Uil, si dice pronto all'azione: «Se non si riducono prima le tasse ai lavoratori i nostri rapporti con il governo cambieranno radicalmente».
Quindi sulla Finanziaria c'è da aspettarsi tutt'altro rispetto alle speranze del presidente del Senato, Renato Schifani, «che l'iter della finanziaria sia sereno e pacato e che maggioranza e opposizione possano confrontarsi e si possano misurare idee diverse anche all'interno delle coalizioni». Dice coalizioni, ma pensa al Pdl.
Infatti la lettura politica data dall'opposizione è precisa: «Nonostante i tentativi di minimizzare - dice Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato - da parte della maggioranza ci sono forti tensioni sulla manovra finanziaria. Sull'Irap c'è una vera e propria battaglia e c'è una contromanovra presentata da Baldassarri per 37 miliardi di euro».
Per ora la maggioranza si accontenta di Difesa Servizi spa. Nella seduta notturna di giovedì vengono approvati dalla maggioranza due emendamenti ricchi di micronorme. Nel primo trova posto anche la nascita della società per azioni, capitale un milione di euro, che sarà sotto il controllo del ministero della Difesa e che gestirà tutti gli acquisti di Difesa e Carabinieri. «Un colpo di mano - osserva Gian Piero Scanu, capogruppo Pd in commissione Difesa - per consegnare ai privati l'acquisto di beni e servizi per l'amministrazione della Difesa. E' un regalo che vale dai 3 ai 5 miliardi di euro all'anno di spesa pubblica che vengono così sottratti al controllo pubblico. Con la scusa di reperire risorse la maggioranza privatizza un settore strategico alterando l'assetto della difesa nazionale».