L'assenza del sindaco Luigi Albore Mascia, secondo la versione ufficiale ad Ancona per partecipare al Forum delle città dell'Adriatico, alla prima assemblea provinciale del Pdl tenuta proprio nell'affollata sala consiliare del Comune, spiega come si vada ampliando la frattura tra il primo cittadino e la sua maggioranza. Che vorrebbe imporre maggiore controllo sull'azione amministrativa svolta in municipio. Un clima reso ancor più pesante dall'annuncio delle dimissioni da capogruppo di Lorenzo Sospiri. Secondo la versione ufficiale il gran rifiuto sarebbe conseguenza del «troppo lavoro» e dei gravosi impegni di coordinatore provinciale. I sussurri raccontano invece della grande irritazione di Sospiri contro Mascia per nomine dirigenziali e gestazione del piano triennale. Era annunciata come l'unica nube sulla passerella post elettorale del Pdl. E' diventata zucchero dopo l'uscita del coordinatore regionale Filippo Piccone, «L'Aquila non è più la capitale d'Abruzzo», che ha scatenato l'inferno dentro il Pdl.
Un altro fronte si apre mentre sembra lontana la tregua pescarese. Un gioco di equilibri delicato in cui il pericolo principale è rappresentato dai personalismi e dalle smanie di accrescere il proprio seguito. Come nel riposizionamento dell'assessore Marcello Antonelli e nelle incursioni pescaresi del consigliere regionale Gianfranco Giuliante, la cui presenza in platea non è passata inosservata non solo per gli occhiali rossi. Ma quella di ieri mattina è stata anche l'ennesima consacrazione di Carlo Masci, nell'abito buono di leader di Pescara Futura-Rialzati Abruzzo, componente imprescindibile del Pdl a Pescara come all'Aquila, nonostante alcune rivendicazioni come il non volere la caserma della Finanza sul mare «perché quel posto è deputato ad altro».
Ma è stata una convention in cui s'è parlato di tutto e del suo contrario. Spaziando dall'insofferenza di Pastore per Il Messaggero all'elogio della cravatta da indossare all'Emiciclo, cavallo di battaglia di Nazario Pagano, presidente del consiglio regionale, «perché anche la forma è un modo di dar valore al ruolo che si rappresenta in un parlamentino che legifera». Dall'applauso a Carlo Pace, accomodato nei posti d'onore in prima fila alle nuove modalità di tesseramento, che per Alessandra Petri, consigliera regionale, «vanno affidate alla base e ai singoli iscritti». In mezzo a questa summa di argomenti, un po' oscurato dalle frizioni di queste ore, c'è un Pdl che s'organizza per far ancor più presa sul territorio, forte del vento in poppa e della affermazione di una classe dirigente giovane, da Guerino Testa a Lorenzo Sospiri, da Federica Chiavaroli a Totò Martorella, guarda adesso alla parte difficile della partita: «Mantenere la vittoria», dice il coordinatore regionale Filippo Piccone, prima di scivolare sulla delicatissima questione del ruolo dell'Aquila. Più lucida l'indicazione che è arrivata da un altro senatore, Fabrizio Di Stefano, numero due del partito in Abruzzo, che sottolinea la grande partecipazione della base: «Mettere da parte le smanie dei singoli, le correnti, le auto blu perché questo deve essere il partito del popolo altrimenti non avrebbe senso chiamarlo Popolo delle libertà».