PESCARA «L'Aquila non è più la capitale dell'Abruzzo». Piccone piccona (mai bisticcio fu più appropriato) il capoluogo di regione martoriato dal terremoto. La frase infelice pronunciata dal coordinatore regionale del Pdl durante l'assemblea del partito ieri a Pescara ha aperto le cateratte delle polemiche in un clima da resa dei conti interna. A fine giornata addosso al senatore di Celano è piovuto un fuoco di sbarramento a opera di commilitoni politici e avversari di altre formazioni. Il capogruppo del Popolo della libertà in Consiglio regionale, l'aquilano Gianfranco Giuliante, ieri mattina per protesta ha abbandonato la riunione. «Chiedo che Piccone si dimetta da coordinatore regionale e che venga rinchiuso nella ridotta di Celano a tempo indeterminato con l'obbligo di non rendere dichiarazioni pubbliche» è stato il suo commento al cianuro. Altrettanto pepata la risposta arrivata a stretto giro di posta da Piccone: «Stamattina Giuliante forse aveva bevuto. Nel mio intervento ho solo detto che Pescara è nei fatti capitale economica dell'Abruzzo. La mia non voleva essere assolutamente una polemica nei confronti dell'Aquila né verso Giuliante. Io sono aquilano più di lui. Forse aveva bevuto, farebbe bene a sottoporsi alla prova del palloncino». Ma la precisazione non ha raffreddato gli animi. Il parlamentare Marcello De Angelis è subito insorto sottolineando che le «gravissime affermazioni» cadono alla vigilia delle elezioni per il rinnovo della Provincia dell'Aquila e in piena emergenza post-sisma, su cui «il Governo sta giocando un'importante partita di credibilità e di prestigio. Piccone deve chiedere pubblicamente scusa agli aquilani - ha tuonato De Angelis -. Chiediamo l'intervento dei coordinatori nazionali. Abbiamo sopportato in questi ultimi mesi una discutibile gestione del Pdl, che ha mortificato gli eletti e gli elettori del partito. Questa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso». «Vergognati, senatore Piccone di Celano - ha ammonito l'Ugl dell'Aquila -, hai umiliato le 307 vittime del sisma e i 70.000 aquilani che cercano di rialzarsi». E «incredulo, preoccupato e indignato» si è dichiarato il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente. «Sono preoccupato per l'irresponsabile atto politico, poiché introduce elementi di tensione e divisione che speravo relegati in un incubo della storia d'Abruzzo e che potrebbero diventare incontrollabili in quella che è una delle fasi più complesse della crisi della regione, crisi che necessita di ben altra responsabilità e lungimiranza - ha affermato Cialente -. Ritengo che queste affermazioni abbiano offeso tutti gli abruzzesi, a partire proprio dal sindaco di Pescara che, all'indomani del terremoto, ebbe parole di grande solidarietà, sensibilità e rispetto nei confronti della città dell'Aquila. Come sindaco, chiedo agli aquilani di non raccogliere queste provocazioni. Un appello lo rivolgo anche alla classe politica aquilana: manteniamoci uniti, solidali e responsabili, soprattutto in considerazione del fatto che le parole di Piccone potrebbero non essere casuali, ma pezzi di una qualche logica spartitoria di "ridisegno" di nuovi equilibri. Appena lette le prime agenzie sulle dichiarazioni di Piccone, ho rivissuto l'orrore della notte del 5 maggio scorso, quando venni a conoscenza dell'ordinanza del presidente del Consiglio dei Ministri con cui, di fatto, la città veniva spogliata di tutte le sedi istituzionali e svuotata del suo ruolo di capoluogo. Notte che, nell'anniversario del primo mese dal sisma, mi costrinse a un duro scontro con il Governo». L'Aquila, anche se ferita, non si tocca. Lo hanno ribadito il deputato del Pd Giovanni Lolli e la presidente della Provincia Stefania Pezzopane, ma anche un pescarese, Marcello Antonelli, vice coordinatore del Pdl provinciale: «L'Aquila è e resta il capoluogo di regione. Pescara è pronta a sostenere la sua ripresa, senza pensare di sottrarle il suo ruolo».