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Data: 01/11/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Marcegaglia: colpire le spese improduttive. Asse Fini-Tremonti: nelle prossime dieci Finanziarie misure a sostegno del Mezzogiorno

CAPRI. «Un avviso comune tra imprese e sindacati per varare un grande taglio della spesa pubblica improduttiva». E' Emma Marcegaglia a occupare la scena del convegno dei giovani imprenditori con una proposta-appello alle forze sociali per poter varare subito sgravi fiscali.
Dalle misure di tagli alla spesa pubblica potrebbero scaturire risparmi per almeno 15 miliardi di euro, dice il presidente di Confindustria rubando la scena a Fini e Tremonti. Dove operare con il bisturi? «Abbiamo fatto ricerche sugli acquisti della pubblica amministrazione - spiega - al livello del Duemila, al netto dell'inflazione potremmo ridurre questi costi di 11 miliardi di euro, un'enormità». I restanti quattro miliardi potrebbero essere trovati accorpando prefetture e province. La leader di Confindustria non vuole arruolarsi né tra i sostenitori del partito della spesa né tra quelli del rigore: «Non ci iscriviamo a nessuno dei due perché si tratta di una contrapposizione finta e inutile». La ricetta è «non spaccare i conti pubblici tagliando la spesa improduttiva».
Marcegaglia ritiene che sia giunto il momento «di fare seriamente». Lo chiede a un governo considerato certamente «amico» e che, sulla gestione della crisi, deve battere un colpo: gli industriali guardano infatti ai dati sulla disoccupazione, che nel 2010 potrà toccare il 9,5%. Il quadro che prospetta Marcegaglia fa venire i brividi: anche se «l'emergenza è alle spalle», ora le imprese devono gestire ristrutturazioni e riconversioni «che non si possono bloccare» e che potranno lasciare sul terreno centinaia di migliaia di altri posti di lavoro. Bisogna muoversi «con senso di responsabilità».
Nel giorno di Emma, Fini e Tremonti volano su rotte alte per evitare la collisione dopo i recenti contrasti. Il presidente della Camera e il ministro del Tesoro affrontano il divario Nord-Sud e la questione dell'immigrazione alla ricerca di un linguaggio comune. Fini propone nelle prossime dieci Finanziarie misure a sostegno del Mezzogiorno stabilendo «un incremento costante per tutte le eccellenze tecnico scientifiche del sud». Tremonti replica che si tratta «di un'idea straordinaria perché può essere occasione di sviluppo». Il presidente della Camera svolge anche un ragionamento sul rapporto tra Europa e il mondo arabo, con l'islam in particolare, che deve «smettere di avere un complesso di superiorità se non vuole alimentare una reazione fondamentalista come benzina sul fuoco». Il ministro dell'Economia dice invece che sull'immigrazione «dobbiamo giocare una partita doppia valutando elementi positivi e negativi».
Ma è sul Sud che Tremonti lancia i suoi affondi. Considera la questione meridionale una «questione nazionale» e attacca «gli ascari politici che del meridionalismo fanno una professione distruttiva». Dice che bisogna ragionare «in modo diverso» e si scopre «revisionista» attaccando il Risorgimento e «l'unificazione con baionette che non fu positiva». Giudica la sanità meridionale «in default» e fa l'esempio della protesi che «costa in un posto al sud 4 volte di più che al Nord. Non è giusto che le famiglie meridionali abbiano la metà e allo stato costa il doppio». Infine ipotizza un unico fondo Fas (fondo per le aree sottosviluppate) per il Meridione con dentro i crediti d'imposta. Ma Anna Finocchiaro, Pd, gli ricorda che «finora il governo ha depredato il Sud obbedendo alla Lega».

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